Accordo ex Ilva: le tre condizioni imposte da ArcelorMittal che il Governo non dice

Nella mezzanotte tra il 10 e 11 dicembre Invitalia e ArcelorMittal hanno firmato l’accordo d’investimento per l’ex Ilva di Taranto.
Una certa soddisfazione è stata manifestata dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal ministro dello Sviluppo Economico  Stefano Patuanelli. 
Questo accordo però vede la contrarietà delle istituzioni locali, delle associazioni di Taranto che da anni si battono per la chiusura del mostro, e dell’ex ministro dello Sviluppo Economico e leader di Azione, Carlo Calenda che ha dichiarato: “Mittal ha vinto la lotteria di Capodanno, invece di ridare i soldi, ne prende“. 

Uno degli aspetti grigi che salta all’occhio, nonostante sia scritta in minuscolo, è una noticina indicata nel comunicato di ArcelorMittal. Si tratta di un contenuto molto significativo, ma che nel comunicato del Governo stranamente manca. 

Cosa prevede l’accordo 

L’accordo prevede un aumento del capitale  di AmInvest Co. Italy Spa  per 400 milioni di Euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società.
A maggio 2022 è programmato un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal.
Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%.
Inoltre l’accordo prevede un piano di investimenti ambientali e industriali.
Nel comunicato stampa si parla di un processo di carbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno. L’obiettivo è trasformare l’ex Ilva di Taranto nel più grande impianto di produzione di acciaio “green” in Europa.

Le tre condizioni di ArcelorMittal non indicate nel comunicato del Governo

Peacelink ha fatto notare le differenze tra il comunicato stampa di ArcelorMittal e quello del Governo.  Dal comunicato dell’azienda partner emerge che “il secondo investimento di 680 milioni da parte di Invitalia sarà dovuto al closing (trasferimento dal venditore al compratore della titolarità delle azioni, delle quote o dell’azienda) dell’acquisto da parte di AM InvestCo dei rami d’azienda Ilva, che è soggetto al soddisfacimento di varie condizioni sospensive, entro maggio 2022.
Queste  condizioni indicate nel comunicato di Mittal riguardano:

  • la modifica del piano ambientale esistente per tener conto del nuovo piano industriale;
  • la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto;
  • l’assenza di misure restrittive – nell’ambito dei procedimento penali in cui Ilva è imputata.

Questo significa che il Governo per mantenere la produzione ha dovuto accettare alcune condizioni dettate da ArcelorMittal.

Le tre clausole  (quindi tutto l’accordo) a loro volta dipendono dal processo che potrebbe confiscare gli impianti, attualmente sotto sequestro.

E poi dipenderà molto dal nuovo decreto salva-ILVA che modificherà il piano industriale, rendendolo meno stringente e meno oneroso, come richiesto da ArcelorMittal e smentendo  difatti l’aspetto green indicato pomposamente dal Governo nel suo comunicato stampa.

PeaceLink fa notare che tutte le percentuali di riduzione degli inquinanti indicati dal Governo, sono relative ai nuovi impianti, che non sostituiranno quelli vecchi, ma si aggiungeranno ad essi, aumentano cosi l’inquinamento.