Ex Ilva, maxiprocesso Ambiente Svenduto: condanne e confisca degli impianti dell’area a caldo

Lunedì 31 maggio è stata letta la sentenza  di Ambiente Svenduto, uno dei processi ambientali più importanti  d’Italia. I Riva e gli ex manager rispondono di concorso in associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, per tutto il periodo della gestione dei Riva, dal 1995 al 2013.

Mentre gli altri condannati rispondono di diversi reati: omissioni di misure di sicurezza sui luoghi di lavoro, abuso di ufficio, concussione, falso ideologico e favoreggiamento.

Condannati imprenditori, manager e politici

Gli ex proprietari dello stabilimento Ilva, Fabio Riva e Nicola Riva, sono stati condannati rispettivamente a 22 anni e 20 anni di reclusione.
L’ex responsabile delle relazione istituzionali Girolamo Archinà è stato condannato a 21 anni e 6 mesi, mentre a 21 anni l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Tutti accusati di disastro ambientale.
L’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti è stato condannato a 17 anni.
Tre anni e tre mesi all’ex Presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso.
L’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, è stato condannato a 3 anni di reclusione per tentata concussione e di una concussione consumata. Gli stessi reati sono stati  commessi dall’ex assessore all’ambiente, Michele Conserva, condannato a 3 anni.

Inoltre, è stata disposta la confisca degli impianti dell’area a caldo e delle tre società Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici.

La sentenza era molto attesa anche dalle associazioni di Taranto che da anni si battono per denunciare i danni che l’ex Ilva sta producendo, soprattutto in termini di vite umane.

 

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