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Banche e carbone, un legame ancora indissolubile

La Global Coal Exit List ha preso in esame 1.032 società del settore carbonifero e i rispettivi sostenitori finanziari: banche, fondi di investimento, asset manager. Dai dati risulta che nel 2021 le istituzioni finanziarie hanno investito oltre 1.200 miliardi di dollari nell’industria del carbone. Un aumento preoccupante rispetto al 2020, quando gli investimenti risultavano al di sotto dei 1000 miliardi. 

Tra gennaio 2019 e novembre 2021, 376 banche commerciali hanno fornito 363 miliardi di dollari sotto forma di prestiti all’industria del carbone. Le banche di soli sei Paesi come Cina, Stati Uniti, Giappone, India, Regno Unito e Canada, sono state responsabili dell’86% dei finanziamenti complessivi per l’industria del carbone. Questo è emerso dall’analisi finanziaria della Global Coal Exit List, redatta dalla Ong tedesca Urgewald, dalla francese Reclaim Finance e da 350.org Giappone insieme ad altre 25 realtà internazionali, tra cui ReCommon.

Le banche italiane e il loro sostegno all’industria del carbone

Le due più importanti banche italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno aumentato sensibilmente il loro sostegno all’industria del carbone, il combustibile più inquinante. In particolare Intesa Sanpaolo ha quadruplicato i suoi finanziamenti tra il 2020 e il 2021, passando da 449 milioni a 2,1 miliardi di euro, mentre quello di piazza Gae Aulenti cresce da 1,36 a 1,71 miliardi di euro.

La crescita di Intesa Sanpaolo è stata trainata dalla sottoscrizione di bond. I proventi hanno finanziato la sudafricana Sasol (120 milioni)  e la tedesca RWE ( 200 milioni), la società più inquinante d’Europa.

Anche UniCredit ha intensi rapporti commerciali con Sasol (136 milioni di euro) e RWE (226 milioni di euro).

«I dati del 2020 delle due principali banche italiane sembravano indicare un trend al ribasso rispetto all’esposizione finanziaria al carbone. Quelli aggiornati sono uno schiaffo a chiunque si stia impegnando per contrastare la crisi climatica»,  ha commentato Simone Ogno di ReCommon.