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Bari, 29 anni fa lo sbarco di 20mila albanesi

Era il 7 agosto 1991 quando la nave  Vlora di ritorno da Cuba, nel porto di Durazzo, venne assalita da 20 mila albanesi che costrinsero il comandante, Halim Milaqi a salpare per l’Italia.
Quest’ultimo chiese alle autorità italiane di salpare a Brindisi, ma il Prefetto lo convinse a dirigersi verso Bari.
L’ingresso al porto non fu facile. Il comandante forzò il bloccò affermando che non poteva tornare indietro con quel carico importante di persone. La nave attraccò al molo Carboni, un pò distante dalla città di Bari.
Durante l’operazione molte persone si gettarono in mare, altri fuggirono e alcuni furono tenuti sul molo e reimbarcati sui traghetti sull’Albania. 

Le sistemazioni e l’indignazione di Don Tonino

I migranti furono sistemati nello stadio della Vittoria,  definito da li a poco dal quotidiano il Manifesto  “stadio lager”. Il 10 agosto don Tonino Bello giunse prima al porto e poi allo stadio di Bari, dove rimase indignato e sconvolto  sulle condizioni in cui versavano i migranti. Non trovò un medico o un responsabile della protezione civile.
Ritornò a Molfetta e scrisse al quotidiano Avvenire: “ Le persone – si legge nel suo pezzo vibrante – non possono essere trattate come bestie, prive di assistenza, lasciate nel tanfo delle feci, mantenute a dieta con i panini lanciati a distanza, come allo zoo, senza il minimo di decenza in quel carnaio greve di vomiti e di sudore ; forse come credenti avremmo dovuto levare più forte la nostra condanna ed esprimere con maggiore vigore la nostra indignazione. Sono sconfitti e umiliati gli albanesi; sconfitti e umiliati anche noi, perché costretti a sperimentare ancora una volta come la nostra civiltà, che nella sbornia di retorica si proclama multirazziale, multietnica e multireligiosa, non sa ancora dare quelle accoglienze che hanno sapore di umanità…“.

Domenica 11 agosto 1991 allo stadio scoppiò la guerriglia. Furono tre giorni violenti dove rimasero feriti 40 poliziotti e un numero imprecisato di manifestanti. I migranti furono sfamati e dissetati con i sacchi lanciati dagli elicotteri. I testimoni raccontarono scene da Apocalisse.

Operazione di rimpatrio

Il presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, dettò da Roma questa dichiarazione:“Non siamo assolutamente in condizione di accogliere gli albanesi che premono sulle coste italiane e lo stesso governo di Tirana è d’accordo con noi che debbono essere rinviati nella loro nazione”.

Venne organizzata una delle più importanti azioni di rimpatrio. Vi parteciparono 11 aerei militari C130 e G222, assieme a tre Super80 di Alitalia. Ci furono 17 mila 400 rimpatri. In Italia rimasero 1.500, che avevano fatto domanda di asilo politico. Gianni De Michelis, ministro degli Esteri, giunse a Tirana per illustrare un piano di aiuti italiani. In Parlamento non mancarono polemiche sulle modalità di questa operazione. Come scrive il Messaggero in un articolo del 2011, i parlamentari del Pds (oggi Pd) pur condividendo la scelta di rinviare i profughi in Albania, denunciarono comunque una violazione dei diritti umani. 

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Photo credits: Albania News