Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Bielorussia, un anno di repressione

A un anno dalle contestate elezioni presidenziali,  la struttura del potere bielorusso è rimasta immutata. Negli ultimi dodici mesi le autorità  hanno portato avanti una brutale campagna repressiva, fatta di violazione dei diritti umani come l’uso illegale della forza, sequestri, sparizioni forzate e processi politici basate su accuse fabbricate.

Sviatlana Tikhanovskaya, la principale rivale di Lukashenko alle elezioni del 9 agosto 2020 si trova in esilio forzato, con lei ci sono l’alleata Veronika Tsepkal e Maria Kolesnikova.

Decine di organizzazioni non governative per i diritti umani e  altri gruppi della società civile sono state chiuse in modo arbitrario e buona parte dei loro esponenti sono stati incriminati con false accuse o costretti all’esilio.

Nonostante la forte repressione, gli oppositori, seppur in esilio, continuano a lottare contro il regime di Lukashenko.

Un passo indietro: come si è innescata la crisi bielorussa

La crisi bielorussa si è innescata con  la  discutibile vittoria elettorale di Alexander Lukashenko, al potere dal 1994. Per i sostenitori dell’opposizione e la comunità internazionale si è trattato di brogli e di risultati truccati che stanno permettendo a Lukashenko di sedimentare il proprio potere.

La contestazione dei risultati elettorali ha fatto innescare un anno fa, una serie di proteste di piazza in tutto il Paese, immediatamente represse dal regime.

La relazione di Amnesty International: arresti arbitrari

Amnesty International nel suo rapporto “ Bielorussia: Voi non siete esseri umani“, ha denunciato arresti di massa di manifestanti pacifici, sottoposti a tortura, obbligati a rimanere nudi o in posizioni dolorose, pestati senza pietà e privati per giorni del cibo, dell’acqua potabile e delle cure mediche.

Durante e dopo le proteste, le autorità bielorusse hanno utilizzato decine di centri di detenzione per trattenere arbitrariamente i manifestanti pacifici, compresa la famigerata struttura “Akrestsina” nella capitale Minsk.

Recentemente le autorità bielorusse hanno deviato un volo Raynair per arrestare una dissidente del regime e hanno tentato di riportare in patria un’atleta che aveva contestato i suoi allenatori. Inoltre, le autorità ucraine stanno indagando sulla morte di un oppositore bielorusso trovato morto in casa.

Le sanzioni

A distanza di un anno, gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Canada hanno annunciato nuove sanzioni al regime di Lukashenko, per violazione dei diritti umani, repressione degli oppositori anche all’estero. Le sanzioni colpiranno alcuni membri dell’entourage di Lukashenko, ma anche il cuore economico del Paese. Nel mirino delle sanzioni c’è anche il Comitato olimpico bielorusso, accusato di non aver protetto i suoi atleti dalla discriminazione politica.
Mentre
e l’Unione Europea ribadisce la vicinanza all’opposizione bielorussa, indebolita dal regime.

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