• Caso Assange: il potere che cerca di distruggere il giornalismo d’inchiesta

    Caso Assange: il potere che cerca di distruggere il giornalismo d’inchiesta

    Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, l’organizzazione che ha cambiato l’informazione sfruttando la rete e la crittografia, rischia fino a 175 anni di carcere. Assange è accusato negli Usa di violazione dell’Espionage Act,  per aver aver pubblicato migliaia di documenti segreti del Pentagono, della Cia e Nsa, dove emergono massacri, torture, scandali e pressioni politiche.
    Il 17 giugno la ministra  dell’Interno britannica, Priti Patel, ha ordinato l’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange

    WikiLeaks

    WikiLeaks fu fondato da Julien Assange nel 2006. L’idea dell’organizzazione era sfruttare la potenza della rete e della crittografia per ottenere dei documenti riservati di grande interesse pubblico. La protezione di coloro che condividevano i documenti era garantita da soluzioni tecnologiche avanzate come la criptografia ma non solo. Si trattava di un lavoro  complicato e soprattutto pericoloso. Di conseguenza i server erano collegati in località sconosciute e i collaboratori erano anonimi, ad accezione del fondatore e portavoce Daniel Smhmitt. 

    Il documento segreto dell’Amministrazione Bush

    In un documento segreto dell’amministrazione Bush si descriveva WikiLeaks come “un’organizzazione fondata da dissidenti, giornalisti, matematici ed espatriati”. Il fondatore Assange veniva definito ex hacker condannato dalle autorità australiane per aver violato le reti informatiche del governo americano e del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel 1997. Per l’amministrazione americana era (lo è tutt’oggi)  una minaccia e andava distrutta, ma con metodi “presentabili”, modello Cina, perseguitando, licenziando e imprigionando le fonti. 

    Alcuni dossier segreti resi noti da WikiLeaks

    Il 5 aprile 2010 WikiLeaks pubblicò un video segreto dal titolo Collateral murder. Il video riprendeva un elicottero americano che sterminava dei civili a Baghdad. Assange pubblicò anche 4 file segreti degli anno 2006-2007, per queste pubblicazioni oggi Assange rischia di finire in una prigione americana di massima sicurezza.

    Il 25 luglio 2010 fu la volta degli Afgan War Logs.  Si trattava di 76.910 report segreti sulla guerra americana in Afghanistan. I file mostrarono uno squarcio della guerra segreta combattuta con i droni e aerei senza pilota. Ma evidenziavano anche la brutalità delle forze speciali che uccidevano le forze afgane alleate, donne e bambini. 

    Dopo qualche mese, il 22 ottobre 2010, furono pubblicati gli Iraq War Logs, dei report scritti dai soldati americani e inglesi sul campo. Quei documenti descrivevano in modo dettagliato torture, crimini di guerra e esecuzioni sommarie. Le numerose segnalazioni di abusi su detenuti, spesso supportate da prove mediche, descrivevano prigionieri incatenati, bendati e appesi per polsi o caviglie e sottoposti a frustate, pugni, calci o scosse elettriche.

    Il 29 novembre 2010 WikiLeaks iniziò a pubblicare 251.287 cablo della diplomazia americana. Si trattava di rapporti ufficiali scritti da funzionari e ambasciatori facenti capo al dipartimento di Stato americano, aventi come oggetto interazioni tra funzionari americani o tra questi e ambasciatori o funzionari di governi stranieri. Uno dei fatti più significativi è il programma  del dipartimento di Stato americano volto a controllare e spiare i vertici delle Nazioni Unite, compreso il segretario generale Ban Ki-Moon e i rappresentanti dei paesi con seggi permanenti al Consiglio di sicurezza, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna.

    Il presidente Barack Obama condannò la rivelazione dei cablo come “azione irresponsabile e pericolosa”. L’allora vice presidente Joe Biden definì Julian Assange come un “terrorista tech”.

    Boicottaggio  e le accuse di stupro contro Assange

    Dopo la pubblicazione di quei documenti, il sito WikiLeaks subì un grave cyberattacco. Non solo bloccato anche da Amazon, Paypal, Visa, Mastercard e Bank of America e Western.

    L’Interpol emise un red notice che rese il fondatore di WikiLeaks un ricercato in tutto il mondo. La procuratrice svedese Marianne Ny emise un mandato di arresto europeo in relazione alle accuse di stupro, molestie sessuali e coercizione.

    Il 7 dicembre 2010 Assange si consegnò alla Metropolitan Police di Londra e successivamente fu rilasciato su cauzione. A febbraio 2011 la Gran Bretagna approvò la richiesta di estradizione inoltrata dalla Svezia. Assange non si presentò e chiese asilo diplomatico all’Ecuador. La richiesta fu accettata dal presidente Rafael Correa in quanto riteneva fondate  le preoccupazioni del fondatore di WikiLeaks che l’estradizione in Svezia lo esponeva al rischio di estradizione negli Stati Uniti. Nel frattempo una collaboratrice di WikiLeaks, Chelsea Manning, venne condannata a 35 anni di prigione, per la pubblicazione dei documenti segreti sulle guerre i Afghanistan e in Iraq.

    Il Partito Democratico americano contro Assange e la sua organizzazione

    Nel 2016 WikiLeaks pubblicò la prima tranche di documenti sui democratici americani. Quei file dipingevano un establishment del partito democratico americano elitario , che si muoveva con una certa disinvoltura tra i banchieri di Wall Street, Silicon Valley, ben lontani dalla classe media messa in ginocchio dalla crisi.

    Alle elezioni del 2016 Hillary Clinton fu sconfitta. Da quel momento in poi Julian Assange e la sua organizzazione furono accusati di aver contribuito alla vittoria di Trump.

    Il caso Russiagate

    Nel 2017 negli Stati Uniti scoppiò il caso Russiagate, un’inchiesta giudiziaria nata a seguito di sospette ingerenze da parte della Russia nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2016. Secondo l’intelligence americana, Wikileaks collaborò con il Cremlino per condizionare le elezioni. 

    Secondo il report, i servizi segreti russi contattarono Wikileaks attraverso messaggi diretti di Twitter per proporre dei documenti, poi inviati con email criptate. Tutt’oggi nel rapporto rimangono molti punti da chiarire e una serie di contraddizioni. Assange e la sua organizzazione non furono incriminati per la pubblicazione delle email dei democratici e l’inchiesta non riuscì a provare nemmeno il coordinamento tra la campagna elettorale di Trump e il Cremlino.

    L’arresto di Assange

    L’11 aprile 2019 l’Ecuador revocò l’asilo concesso ad Assange e le autorità britanniche lo arrestarono. A maggio dello stesso anno venne incriminato negli Stati Uniti. A suo carico tutt’oggi pendono 27 capi d’accusa sulla base dell’Espionage Act per avere cospirato per ottenere informazioni classificate poi diffuse online.

    Nel febbraio 2020 è iniziato il processo per l’estradizione negli Usa.  Il 4 gennaio 2021, la giudice distrettuale londinese Vanessa Baraitser ha respinto l’istanza americana con un verdetto di primo grado, per le condizioni precarie di salute di Assange.

    Undici mesi dopo, l’Alta Corte di Londra ha ribaltato la sentenza di primo grado, consentendo l’estradizione di Assange negli Usa. Il 15 marzo la Corte suprema del Regno Unito ha negato il diritto di appello. 

    La Corte suprema ha perso l’occasione di chiarire che le rassicurazioni degli Usa al Regno Unito sul trattamento che sarebbe riservato ad Assange sono del tutto infondate.

    La decisione della Corte suprema è anche una brutta notizia per la libertà di stampa poiché conferma la deriva intrapresa dagli Usa di processare per spionaggio chi pubblica informazioni. Pretendere che gli stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico rappresenta un pericoloso precedente che dev’essere respinto” ha commentato Amnesty International. 

    L’ordine di estradizione negli Usa 

    Il 20 aprile 2022, la Westminster Magistrates Court di Londra ha emesso l’ordine formale di estradizione negli Usa per Julian Assange. Salvo ricorso, entro 28 giorni, il ministro degli Interni, Priti Patel, dovrà dare il via al trasferimento dell’attivista australiano.

    Il 17 giugno la ministra  dell’Interno britannica, Priti Patel, ha ordinato l’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange

    I legali di Julian Assange hanno chiesto all’Alta Corte di riaprire il caso di primo grado. Questo perché la giudice Baraitser ha sorvolato su tutti i motivi da loro avanzati contro la legittimità della richiesta di estradizione. La giudice ha invece basato il suo divieto di estradizione unicamente sul rischio del suicidio di Julian per via delle condizioni disumane di prigionia che l’aspetterebbero. Entro fine ottobre si dovrebbe avere la risposta all’appello.

    Terminate le possibilità di ricorso, l’unica strada che rimane è il ricorso presso la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

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