Categoria: economia

  • Protetto: Da Alitalia a Ita Airways: il declino della compagnia di bandiera

    Protetto: Da Alitalia a Ita Airways: il declino della compagnia di bandiera

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  • Il governo vuole alzare il tetto al contante

    Il governo vuole alzare il tetto al contante

    In questi giorni si discute e si polemizza sulla proposta di legge della Lega di innalzare il tetto al contante fino a 10 mila euro. Ancor prima, il 26 ottobre, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella replica ha annunciato che il governo alzerà il tetto al contante.
    Il senatore di FdI, Giovanbattista Fazzolari, ha già anticipato che «l’aumento al tetto del contante è da sempre nel programma di FdI, del centrodestra, lo faremo già nella prima legge di bilancio».
    Tuttavia in queste ore nella maggioranza si sta cercando un compromesso sul limite dei 5 mila euro

    Secondo la Meloni l’aumento del tetto al contante sarebbe giustificato dal fatto che non ci sarebbe alcuna correlazione tra l’intensità del limite del contante e la diffusione dell’economia sommersa». L’argomentazione della Meloni è la stessa ripresa nel 2015 dall’allora ministro delle Finanze,Pier Paolo Padoan, del governo Renzi, che decise di aumentare  il tetto a 3 mila euro con la  legge di Stabilità per il 2016. Nel 2019 Padoan ammise che la misura fu un errore, aggiungendo che era contrario.

    E’ lecito anche dire che nella letteratura economica non ci sono tanti studi che dimostrano la correlazione tra uso del contante ed evasione fiscale.

    A luglio 2021 la Commissione Ue all’interno del pacchetto anti riciclaggio aveva stato proposto un massimale di 10 mila euro per i pagamenti in contanti di importo elevato in tutta l’Ue. 

    Cosa dice la Banca d’Italia 

    Uno studio della Banca d’Italia, “Occasional Paper”, ha analizzato il legame tra l’uso del contante e l’incidenza dell’economia sommersa. Le conclusioni sono state chiare: ” Un aumento della quota di transazioni in contanti determinerebbe, a parità di condizioni, un incremento dell’incidenza dell’economia sommersa; quest’ultima sarebbe cresciuta anche a seguito dell’innalzamento della soglia di uso del contante da 1.000 a 3.000 euro, in vigore dal 2016 con l’obiettivo di sostenere la domanda. Sebbene le metodologie adottate presentino alcuni limiti, il lavoro mostra che le restrizioni all’uso del contante possono essere efficaci nel contrasto all’evasione fiscale». 

    Un working paper pubblicato nel 2019 giunse alle stesse conclusioni. L’autore sottolineava anche che il tetto al contante rischia di penalizzare per esempio gli anziani, poco pratici con i pagamenti elettronici. 

    La lettera del 2019 della Bce al Governo italiano 

    In una lettera inviata nel 2019 ai presidenti di Camera e Senato e all’allora ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (c’era il governo Conte II), la Bce mostrò un certo disappunto nei confronti del governo per non essere stata consultata  sul decreto legge 124 del 26 ottobre 2019 coordinato con la legge di conversione del 19 dicembre. Inoltre, chiedeva al governo di dimostrare che queste limitazioni fossero realmente in grado di ottenere i risultati prefissati.  Infine, Bruxelles faceva notare che  la possibilità di effettuare pagamenti in contanti è spesso fondamentale per alcune classi sociali come anziani e meno abbienti.

    La situazione in Europa 

    Secondo i dati dello European Consumers Center ci sono 10 stati che non hanno alcun limite al contante: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi.

    In Grecia il limite al contante è di 500 euro; Francia, Spagna, Svezia è di 1.000 euro; Romania e Italia è 2.000 euro; Danimarca è di 2.700 euro;  Belgio, Lituania, Portogallo di 3.000; 3,300 euro in Polonia; Bulgaria, Slovacchia, Slovenia è di 5 mila euro; Lettonia 7.200 euro; Repubblica Ceca e Malta 10 mila euro; Croazia 15 mila euro. 

    Fonti

    Adnkronos  

    Banca d’Italia: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2021-0649/QEF_649_21.pdf#page=18

    Pagella Politica

    Europe Consommateurs https://www.europe-consommateurs.eu/en/shopping-internet/cash-payment-limitations.html


  • L’aumento dei tassi di interesse: cosa significa e quali sono i rischi per l’economia

    L’aumento dei tassi di interesse: cosa significa e quali sono i rischi per l’economia

    A giugno la Bce ha comunicato la fine della politica monetaria basata sul Quantitative easing e l’aumento dei tassi dello 0,5 a partire dal 1 luglio. L’8 settembre  ha approvato un ulteriore rialzo senza precedenti dei tassi di interesse di 75 punti base con l’obiettivo di frenare l’inflazione. A ottobre la  Banca centrale europea ha nuovamente alzato i tassi d’interesse di 75 punti base (lo 0,75%). Il tasso principale sale quindi al 2%, il tasso sui depositi all’1,5% e il tasso sui prestiti marginali al 2,25%.

    Il Consiglio direttivo ha annunciato che si aspetta di alzarli ancora per assicurare il “tempestivo ritorno dell’inflazione al suo obiettivo di medio termine del 2%” anche se le future decisioni saranno prese di volta in volta sulla base dei dati.

    Le cause dell’inflazione

    Negli ultimi 15 anni, oltre ad avere un’economica che cresceva poco, abbiamo avuto anche una bassa inflazione, ovvero un aumento dei prezzi molto contenuto.

    In questi due anni lo scenario è cambiato: con la fine dei lockdown della pandemia da Covid-19, l’economia è nuovamente ripartita con una domanda di materie prime, beni e servizi molto elevata, spesso superiore all’offerta di mercato. Questo squilibrio ha determinato l’aumento dell’inflazione. Inoltre, le tensioni geopolitiche come la guerra in Ucraina hanno ulteriormente acuito il fenomeno.

    Negli Stati Uniti l’inflazione  ha superato ampiamente l’8% a marzo, mentre in Europa si è attestata sull’8 %, un livello che non si vedeva dagli anni ’90 del secolo scorso.

    Il legame tra inflazione e tassi di interesse

    Storicamente le banche centrali utilizzano la leva dei tassi di interesse per rimettere sotto controllo l’inflazione.

    Aumentando i tassi di interesse diventa meno conveniente investire, c’è meno liquidità in circolazione, meno consumi, meno occupazione, l’economia rallenta, scende l’inflazione, ma c’è comunque un rischio di recessione. Per tale motivo le banche centrali devono dosare con molta attenzione   le manovre di aumento dei tassi, in modo da ridurre l’inflazione, senza determinare il calo del Pil.

    Un aumento dei tassi di interesse comporta anche un maggior costo del debito pubblico. Questo significa che un paese per finanziare il proprio deficit,  deve offrire interessi più alti di prima, per far sì che gli investitori continuino a comprare i titoli.

    Appunto.

    La Banca centrale europea 

    La Banca centrale europea (BCE) è la banca centrale incaricata di attuare la politica monetaria per i 19 Paesi dell’Unione europea che hanno aderito alla moneta unica. E’ stata istituita il 1 giugno 1998 in vista dell’entrata dell’euro il 1 gennaio 1999. 

    L’obiettivo della Bce è la stabilità dei prezzi, ossia salvaguardare il valore dell’euro. La stabilità dei prezzi è essenziale per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

    L’Eurosistema ha il compito di:

    • definire e attuare la politica monetaria
    • svolgere le operazioni sui cambi
    • detenere e gestire le riserve ufficiali dei paesi dell’area dell’euro
    • promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento

    La BCE svolge compiti specifici in materia di vigilanza bancaria, banconote, statistiche, politica macroprudenziale e stabilità finanziaria, nonché cooperazione internazionale ed europea.

    Approfondisci anche La Bce annuncia l’aumento dei tassi di interesse e la fine del Qe

     

    Fonti: https://www.ecb.europa.eu/ecb/html/index.it.html