Immigrazione, il fallimento della sanatoria Bellanova

A un anno dall’apertura della finestra per presentare le domande di regolarizzazione dei migranti e lavoratori operanti in determinati settori, su 220.000 persone che hanno fatto richiesta, solo 11.000 (il 5%) ha oggi in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20.000 sono i permessi in via di rilascio.

Secondo il rapporto di Ero straniero- l’umanità fa bene– la situazione si presenta molto critica nelle grandi città. A Roma, al 20 maggio, su un totale di circa 16.000 domande ricevute, solo 2 pratiche sono arrivate alla fase conclusiva della firma del contratto di soggiorno e non è stato ancora rilasciato alcun permesso di soggiorno. A Milano su oltre 26.000 istanze ricevute in totale, poco più di 400 sono i permessi di soggiorno rilasciati.

Inoltre, alla luce dei dati pervenuti dal ministero, il provvedimento non sembra aver avuto un impatto rilevante sul lavoro agricolo, nè è riuscito a limitare il fenomeno del caporalato.

La sanatoria Bellanova

La sanatoria Bellanova, regolamentata del decreto legge n.347/2020, prevedeva la regolarizzazione di migranti e lavoratori operanti  in settori come l’agricoltura, allevamento, assistenza anziani e cure della casa.

L’obiettivo era quello di favorire l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari e garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva.

Il termine ultimo per presentare la domanda di regolarizzazione era il 15 agosto 2020. Il provvedimento prevedeva due canali per l’emersione: il primo dava la possibilità ai datori di lavoro di far emergere un rapporto di lavoro con un immigrato irregolare, ma a patto se stava in Italia dall’8 marzo 2020 e con un contributo forfettario di 500 euro. Lo stesso canale poteva essere utilizzato per un  rapporto di lavoro irregolare con un lavoratore italiano.

Il secondo canale dava la possibilità ai lavoratori immigrati con il permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 e impiegati in uno dei settori oggetto della sanatoria, di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo.

Il fallimento della sanatoria

Come hanno scritto Tito Boeri e Francesco Fasani su lavoce.info, la sanatoria non sembra aver avuto un impatto rilevante sul lavoro agricolo. Infatti,  secondo i dati del ministero, su 207, 542 domande, solo 30 mila riguardano il lavoro agricolo. Si tratta di un sesto del numero dei lavoratori stagionali richiesti dalle associazioni di categoria.

Mentre per il lavoro domestico  si sono registrate 177 mila domande (85%). Ma anche qui c’è un punto nero evidenziato da Altraeconomia: il 64% degli stranieri che hanno presentato domanda di regolarizzazione in questo specifico settore sono uomini. Si tratta di una quota altissima che stupisce, se si considera che nel 2019, l’89% degli impiegati erano donne.

L’altra problematica riscontrata riguarda i tempi di attesa, più volte denunciati dalle associazioni e dai richiedenti.  A distanza di un anno gli sportelli delle prefetture hanno esaminato solo il 12,7% delle domande , dei quali l’11% sono andati a buon fine.

Questo immobilismo ha delle gravissime conseguenze sui lavoratori e lavoratrici, spesso sottoposti a ricatti e sfruttamento da parte dei datori di lavoro. Non solo, si ripercuote anche sui diritti fondamentali come quello della salute, alla luce della campagna vaccinazioni.

L’Italia, il Paese delle sanatorie.

In Italia si continua ad affrontare la gestione dell’immigrazione in modo emergenziale. Lo dimostrano le otto sanatorie varate in trent’anni, da governi di ogni colore politico.

Ma  poco si è fatto per dare  una legislazione stabile che disciplini l’ immigrazione. L’ultima riforma fu quella di Turco-Napolitano,  varata nel 1998, poi parzialmente modificata dalla Bossi-Fini.

Photo credit: Giovanni Dimitolo

 

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