Le violenze e gli abusi della polizia croata al confine bosniaco

Quattro europarlamentari inviati da Bruxelles, per ispezionare quello che succede sul confine tra Bosnia e Croazia, sono stati bloccati dalla polizia croata.

L’europarlamentare Alessandra Moretti (PD)

Cosa succede al confine tra Bosnia e Croazia?
Diverse organizzazioni internazionali dal 2017 denunciano le continue violazioni dei diritti umani sul confine croato-bosniaco da parte della polizia croata. Ma la Commissione Europea continua a rimanere in silenzio.
Dal 2017 la Croazia è anche beneficiaria di oltre 108 milioni di euro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione e ha ricevuto altri 23,3 milioni di euro dai fondi di emergenza destinati all’assistenza.

La violenza e gli abusi della polizia croata sui migranti e rifugiati

Melting Pot, una rete indipendente di ONG e associazioni con sede nella regione dei Balcani e in Grecia, dal 2017 ha raccolto 400 testimonianze di respingimenti illegali e violenti avvenuti in suolo croato. Questo video, pubblicato nel novembre 2020, è il risultato di una lunga indagine condotta insieme a No Name Kitchen, e racconta in modo dettagliato un respingimento violento avvenuto il 23 marzo 2020 nei pressi di Poljana, sul confine croato-bosniaco.

Nel video emerge il modus operandi con cui la polizia croata conduce le operazioni di respingimento alla frontiera, in  totale violazione delle norme di diritto internazionale e comunitario.

Nel giugno 2020 Amnesty International aveva denunciato pubblicamente  la polizia croata, accusata di aver usato metodi brutali contro dei migranti e richiedenti asilo che volevano raggiungere l’Europa Occidentale.
“Tra le otto e le dieci persone in uniforme nera e passamontagna identici a quelli indossati dalla polizia speciale croata hanno sparato in aria, dato calci e colpito ripetutamente gli uomini fermati con bastoni di metallo, manganelli e il calcio delle pistole. Poi, hanno spalmato ketchup, maionese e zucchero, trovati in uno degli zaini, sulle teste sanguinanti, sui capelli e sui pantaloni dei migranti. Amnesty International ha parlato anche con i medici che hanno curato gli uomini e le Ong che sono state testimoni delle ferite” –  si legge nella nota Amnesty International.

Il ministero degli Interni croato ha sempre rifiutato le accuse, negando anche le indagini indipendenti al fine di accertare le responsabilità dei propri agenti.

Inchiesta sulle possibili responsabilità della Commissione Europea

Nel novembre 2020 l’Ufficio del difensore civico europeo ha annunciato, su sollecitazione di Amnesty International, l’apertura di un’inchiesta sulle possibili responsabilità della Commissione europea nel mancato rispetto dei diritti dei migranti e dei rifugiati da parte delle autorità della Croazia, nel corso di operazioni di frontiera finanziate dall’Unione europea.

In questi anni Amnesty International e altre organizzazioni hanno denunciato numerose violazioni dei diritti umani, tra cui pestaggi e torture, di migranti e rifugiati da parte delle forze di polizia croate, i cui stipendi sono in parte pagati dall’Unione europea. Dunque, è importante che si accerti perché la Commissione europea continui a consentire che i suoi fondi siano utilizzati senza pretendere il rispetto dei diritti umani”, ha dichiarato Eve Geddie, direttrice di Amnesty International presso le Istituzioni europee.

La stessa Amnesty International aveva rivelato che la Commissione aveva rinunciato a istituire un Meccanismo indipendente di monitoraggio con lo scopo di garantire che le misure croata, finanziate dall’Ue, rispettassero i diritti umani.

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Immagine di copertina: diritti-umani.org