Cittadinanza: cosa prevede lo Ius Scholae

Mercoledì 29 giugno la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato il via libera alla proposta di legge sulla cittadinanza, lo Ius Scholae. Il testo approderà in serata alla Camera per la discussione generale. 
La maggioranza di Governo si presenta spaccata. Se Forza Italia che ha votato a favore del testo base, si mostra più “dialogante”, Fratelli d’Italia e Lega fanno muro. “Incredibile, vergognoso e irrispettoso per gli italiani. In un momento di crisi drammatica come questo, la sinistra mette in difficoltà maggioranza e governo insistendo su cittadinanza agli immigrati e cannabis anziché occuparsi di lavoro, tasse e stipendi” ha scritto su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.
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Cosa prevede lo Ius Scholae

Il testo prevede che un minore straniero nato in Italia che risiede legalmente e ha frequentato regolarmente uno o più cicli scolastici, per almeno 5 anni anni, su richiesta dei genitori, può acquistare la cittadinanza italiana. Il percorso vale anche per i minori stranieri non nati in Italia, ma che abbiano almeno 12 anni. 

La legge sulla cittadinanza ha compiuto trent’anni

La legge sulla cittadinanza risale al 5 febbraio 1992. Da allora non è stata più riformata, nonostante i vari tentativi tutti falliti. Attualmente, l’ottenimento della cittadinanza è legata al principio dello ius sanguinis, ovvero la cittadinanza italiana viene data automaticamente se almeno uno dei due genitori ne è in possesso.

La situazione si complica quando i bambini nascono in Italia, ma da genitori senza cittadinanza. In tal caso il minore acquista la cittadinanza dei genitori, ma al compimento dei 18 anni e se ha risieduto legalmente in Italia fino a quel momento, ha un anno di tempo per dichiarare l’intenzione ottenere quella italiana.

L’appello delle organizzazioni

Amnesty, Save The Children, Comunità Sant’Egidio e tante altre organizzazioni chiedono al Parlamento di approvare quanto prima lo “Ius Scholae”. Benchè il testo sia considerato insufficiente rispetto a quanto auspicato dalle organizzazioni firmatarie, si ritiene che rappresenti un primo passo in avanti verso una vera e propria riforma della legge 91 del 1992.

Ad oggi ci sono quasi 900 mila giovani di origine straniera nati in Italia o arrivati da bambini, che aspettano venga loro riconosciuto il diritto di essere “legittimamente italiani e italiane”, per dare certezza ai loro progetti coltivati nel Paese che considerano casa propria.