Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Monday, September 20, 2021

Come nasce ‘Ambiente Svenduto’, uno dei processi ambientali più importanti d’Italia

A giorni si attende la sentenza del maxi processo “Ambiente Svenduto“, sul presunto disastro ambientale dell’ex Ilva di Taranto.
Il processo, il cui dibattimento si è concluso il 19 maggio, vede imputati 44 persone fisiche (dirigenti, politici ed imprenditori) e tre aziende (Riva, Riva Fire e Riva Forni elettrici).

Il centro del procedimento è  l’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale doloso, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, per tutto il periodo della gestione dei Riva, dal 1995 al 2013.

Mentre agli altri imputati  sono contestati diversi reati: omissioni di misure di sicurezza sui luoghi di lavoro, abuso di ufficio, concussione, falso ideologico e favoreggiamento.

Un passo indietro: la questione ambientale

La questione ambientale di Taranto esplode nel febbraio del 2008, quando PeaceLink,  scopre un pascolo vicino al siderurgico e commissiona delle analisi su un pezzo di formaggio.

Dalle analisi si scopre che le concentrazioni di diossina e Pcb sono tre volte superiori ai limiti di legge. Il 27 febbraio 2008, Peacelink presenta un esposto in Procura, mentre l’Asl di Taranto autorizza l’abbattimento dei capi di bestiame, decretando la fine delle attività imprenditoriali per i risicati ristori.

Nel 2009 l’Asl di Taranto propone al ministero della Salute un progetto per verificare il nesso tra inquinamento e danni sanitari. Inoltre, viene finalmente istituito il Registro tumori regionale. Nonostante i dati preoccupati del benzo(a)pirene, il Governo rinvia  l’adozione del valore di benzo(a)pirene al 31 dicembre 2012.

Nel contempo l’Ilva fa pervenire alla giunta regionale alcune richieste: la riformulazione del punto relativo al monitoraggio della diossina, l’eliminazione delle videoregistrazioni sull’emissioni di diossina diffuse, l’installazione dei sistemi abbattimento sui camini della cokeria e l’impermealizzazione dei parchi minerali.
La Regione vincola il rilascio dell’AIA, accoglie  solo il campionamento delle diossine, e rimette altre richieste alla Conferenza  dei servizi . Subito dopo la  ministra  Prestigiacomo rilascia  in bianco la certificazione AIA, provocando la protesta dei sindacati, delle associazioni ambientaliste e dei cittadini in generale.

Nello stesso anno, il Gip Todisco commissiona due perizie. I dati che emergono in estrema sintesi  sono i seguenti:

  • Sarebbero 386 i morti (30 morti per anno) attribuibili alle emissioni industriali. Vedere pag. 219 della perizia degli epidemiologi.
  • Sono 237 i casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero (18 casi per anno) attribuibili alle emissioni industriali.
  • Sono 247 gli eventi coronarici con ricorso al ricovero (19 per anno) attribuiti alle emissioni industriali. Vedere pag. 219 della perizia degli epidemiologi.
  • Sono 937 i casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno) (in gran parte tra i bambini) attribuiti alle emissioni industriali.
  • Sono 17 i casi di tumore maligno tra i bambini con diagnosi da ricovero ospedaliero attribuibili alle emissioni industriali.
  • I periti hanno concluso che l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione “fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”.

Lo scontro tra Procura e Governo italiano

Il 25 luglio 2012 il Gip Todisco firma l’ordinanza di sequestro di sei impianti dell’area a caldo. Emilio Riva, il figlio, e l’ex direttore dello stabilimento  vengono arrestati con l’accusa di disastro ambientale.

A novembre ordina la confisca della produzione e incrimina i nuovi vertici del gruppo, l’ex prefetto Bruno Ferrante, e il nuovo direttore Adolfo Buffo, con l’accusa di non aver adottato le prescrizioni per limitare le emissioni.  Inizia così un duro scontro tra la Procura e il Governo italiano.

Il 3 dicembre 2012 il Governo approva  il decreto -legge n.207/2012 che, in materia  di “crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionali” con numero di dipendenti non inferiore a duecento unità, stabilisce che il ministro dell’Ambiente può autorizzare in sede di “riesame dell’autorizzazione integrata ambientale” (AIA), la prosecuzione dell’attività produttiva per un tempo non superiore a 36 mesi, a condizione che vengano rispettate le prescrizioni imposte nel medesimo provvedimento.

Inoltre, il Governo con la legge 231/2012 autorizza lo stabilimento a commercializzare lavorati e semilavorati sotto sequestro, nonostante i dubbi di costituzionalità sollevati dalla Procura di Taranto.

Intanto la Procura di Milano emette nei confronti della famiglia Riva un ordine di sequestro di 1,2 miliardi di euro per l’inchiesta reati finanziari. Secondo la Procura i Riva hanno nascosto  gran parte del patrimonio aziendale nei conti hoffshore. Subito dopo il Gip Todisco dispone  il sequestro per 8,1 miliardi di euro del patrimonio Riva, cifra stimata dai tecnici per adeguare gli impianti dello stabilimento.

Il governo Letta autorizza il commissariamento affidandolo a Enrico Bondi e Edoardo Ronchi. I commissari si sarebbero dovuti occupare del piano ambientale ed aziendale.

Subentra il  Governo Renzi che affida a Pietro Gnudi il compito di trovare un nuovo acquirente, e a Corrado Carruba  la gestione degli aspetti ambientali.

Nel 2014 la Consulta annulla la confisca degli 8,1 miliardi ordinata dal Gip Todisco. L’Ilva è dichiarata fallita e sottoposta a regime di amministrazione straordinaria. Il piano del Governo Renzi è trasferire la società a una società pubblica, risanarla da un punto di vista ambientale per poi rimetterla sul mercato.

Mentre il governo persegue il risanamento ambientale, introduce lo scudo penale per i commissari straordinari.

Nel 2016 la  ministra dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, pubblica il bando di messa in vendita dello stabilimento. Le due cordate concorrenti sono due: AcciaItalia, costituita dal gruppo indiano Jindal, Arvedi, Delfin e da Cassa Depositi e Prestiti; l’altra cordata è Am Investco con ArcelorMittal e Mercegaglia. Il Governo estende ulteriormente lo scudo penale e amministrativo ai futuri acquirenti o affittuari dello stabilimento.

Il maxi processo Ambiente Svenduto

Il 17 maggio 2016 inizia il maxi processo Ambiente Svenduto. Tra gli imputati figurano i fratelli Nicola e Fabio Riva, figli di Emilio (morto il 30 aprile 2014), ex amministratori dell’Ilva, accusati insieme all’ex responsabile delle relazioni esterne Girolamo Archinà, all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, al consulente legale dell’azienda Francesco Perli e a cinque fiduciari, di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

Dopo qualche mese, vengono incriminati l’ex Presidente della Regione Puglia, Nicki Vendola, l’ex assessore all’ambiente Nicastro e l’ex assessore alle politiche giovanili, Nicola Fratoianni, per tentata concussione nei confronti dei vertici ARPA;  il presidente della provincia Florido e l’assessore all’ambiente Conserva, per concussione di un dirigente; l’ex sindaco di Taranto, Stefanò, accusato di omissione di atti di uffici e per non aver preso le adeguate misure per la salvaguardia della salute dei cittadini; il direttore dell’Arpa accusato di favoreggiamento; e infine alcuni esponenti di Legambiente,  associazioni cittadine e professionisti.

Il  5 giugno 2017 il Governo accetta l’offerta di 1,8 miliardi di euro della cordata di ArcelorMittal. Il contratto prevede l’affitto con l’obbligo di acquisto dello stabilimento. L’offerta prevedeva investimenti per circa 2,4 miliardi di cui 1,250 di investimenti tecnologici e 1,150 miliardi di investimenti ambientali. Il prezzo di acquisto è di 1,8 miliardi, mentre l’affitto annuo di 180 milioni di euro. Inoltre il piano prevede una riduzione dell’organico da 14200 a 8400 nel 2023. E la copertura dei parchi minerari  rimandata entro l’agosto 2023.

Il resto è attuale.

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