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Corruzione, pochi Paesi hanno recepito la Direttiva Ue sul Whisteblowing

Sono ancora pochi i Paesi membri che hanno recepito la Direttiva Ue n. 2019/1937 sulla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione. Dal Whisteblowing Monitor dell’Ue emerge che solo Cipro, Danimarca Lettonia, Lituania,  Malta, Portogallo e Svezia hanno recepito la direttiva, il resto del Paesi sono in ritardo, mentre l’Ungheria non l’ha nemmeno iniziata a discutere. 

In Italia, The Good Lobby Italia e Trasparency International, oltre a denunciare il mancato recepimento, evidenziano la totale assenza di trasparenza. Infatti, non vi è mai stato un coinvolgimento degli stakeholder esterni, tramite consultazioni, audizioni o tavoli, per l’elaborazione del testo di legge.

Il Whisteblowing 

Il Whisteblowing è una forma di tutela per chi segnala illeciti o irregolarità che possono emergere sui posti di lavoro.
Il Whisteblower è una figura che segnala gli illeciti pubblici di cui viene a conoscenza nel suo stesso ambiente di lavoro, sia nel privato che nel pubblico. Si tratta di una normativa importante perchè, come ha sottolineato il Presidente Anac nella sua relazione al Parlamento, combatte la corruzione e promuove una leale capillarità.

Come prevede la Direttiva europea

L’Italia ha già una legge avanzata in tema di Whisteblowing, ma necessità di ulteriori correttivi. La Direttiva europea n. 2019/1937 sulla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione, offre un livello di tutela più alto rispetto alla normativa italiana.
Tra le novità ci sono ampie tutele contro la discriminazione dei segnalatori. Infatti, non ci sono solo lavoratori, ma anche ex dipendenti, consulenti, volontari, tutti coloro che sono coinvolti nelle attività di un ente pubblico o privato.
Queste persone che segnalano illeciti, sono protetti da ogni forma di ritorsione come licenziamento, il demansionamento e la riduzione dello stipendio.
E’ previsto l’obbligo per le imprese con più di 50 dipendenti di istituire canali interni per la segnalazione, gestiti da personale dedicato.
La Direttiva prevede anche l’introduzione di canali esterni, per cui il segnalatore potrà segnalare gli illeciti anche al di fuori della propria azienda o amministrazione pubblica.
Infine vi è la possibilità di segnalare pubblicamente il sospetto illecito anche tramite giornalisti o ong nel caso di pericolo oppure di occultamento delle prove del presunto illecito.
Inoltre è ribadito l’obbligo di proteggere i dati personali dei segnalanti.