Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Il Covid-19 e le carceri

Il Covid-19  si sta avventando anche sulle carceri. Il numero dei detenuti e degli operatori positivi ha raggiunto quasi le 1000 unità per ciascuna di queste categorie, con ritmi di crescita che destano preoccupazione. In circa il 40% degli istituti del Paese c’è stato almeno un caso di positività tra le persone recluse e, in alcuni casi, abbiamo assistito a veri e propri focolai.

Per capire cosa sta succedendo nelle carceri italiane, l’associazione Antigone, sta mappando i singoli istituti.

Nonostante questa situazione, il tasso di affollamento risulta preoccupante. Su una popolazione di 54 mila detenuti, supera di oltre 7.000 unità la capienza regolamentare, pari a circa 47 mila posti considerando anche le sezioni provvisoriamente chiuse.
Inoltre nelle carceri- rileva l’associazione Antigone- ci sono alcune migliaia di detenuti ultrasessantacinquenni, persone con patologie oncologiche, cardiopatici e diabetici.

Le proposte delle associazioni per affrontare l’emergenza per la salute, la dignità, contro l’isolamento

Per  evitare che la situazione nelle carceri si aggravi, Antigone, Anpi, Arci, Cgil, Gruppo Abele,  hanno inviato una lettera indirizzata al governo e ai parlamentari della commissione giustizia di Camera e Senato, a cui hanno aderito anche Amnesty International-Italia, Acat, Ristretti, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, CSD – Diaconia Valdese, Uisp Bergamo, InOltre Alternativa Progressista. 

Le misure che le associazioni chiedono riguardano l’estensione dell’affidamento in prova in casi particolari, e la detenzione ai domiciliari per le persone con patologie, fortemente aggravabili con il Covid-19. 
Le licenze per i detenuti semi liberi, devono essere estese a coloro che lavorano all’esterno dell’istituto.
La possibilità di trascorrere in detenzione domiciliare la parte finale della pena, oggi prevista per residui pena fino a 18 mesi, è estesa a residui pena fino a 36 mesi. Se
al 30 giugno scorso erano poco più di 10.000 le persone detenute con residuo pena
fino a 18 mesi, il numero si alzava a 18.850 per residui pena fino a 36 mesi.
Estensione della liberazione anticipata per buona condotta, già rivelatasi una misura efficace per deflazionare la popolazione carceraria.
È fondamentale che il diritto alle relazioni affettive venga garantito anche nella situazione che stiamo vivendo, attraverso strumenti non portatori di contagio quali le video-chiamate, che hanno dato buona prova di sé nella prima fase della pandemia e che possono essere potenziate. 
Nella lettera ci sono proposte anche per tutelare i detenuti più vulnerabili con patologie, attraverso affidamenti, detenzione domiciliare, possibilità di trascorrere la notte a casa, oppure prevedere la liberazione anticipata estesa fino a 75 giorni. 
Tra le proposte vi sono anche quelle per ridurre l’isolamento dei detenuti: comprando un cellulare ogni cento detenuti, e attivando il wi fi. 
Per prevenire il contagio e mettere in sicurezza il personale penitenziario, si propone una maggiore fornitura di Dpi, immediata e costante sanificazione delle carceri e attuare i piani straordinari di assunzioni degli operatori penitenziari, vista l’importante carenza. 

(Aggiornamento)

Le novità per i detenuti previsti dal ‘Decreto Ristori’

Il “Decreto ristori” entrato in vigore dal 29 ottobre 2020 contiene delle novità per il comparto giudiziario.

Tra queste c’è la possibilità di smart working per i giudici in isolamento o in quarantena, di ascoltare in remoto l’indagato o della persona offesa e svolgere le udienze in video-conferenza per gli

Immagine di copertina: www.antigone.it

 

Fonte: www.antigone.it