Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Monday, September 20, 2021

Fallaye Dabo, il bracciante che si è tolto la vita nelle campagne del foggiano

Fallaye Dabo, il bracciante di 28 anni nato in Mali, si è suicidato nelle campagne di Lucera (Foggia).  La notizia è stata data dal sindacalista e attivista dei diritti dei braccianti, Aboubakar Soumahoro.
Fallaye era giunto in Italia per crearsi un futuro migliore, invece ha incontrato sfruttamento e indifferenza sociale.

Le condizioni esistenziali dei braccianti agricoli sono un’emergenza davanti a cui la politica e la società non possono…

Pubblicato da Lega Braccianti su Lunedì 1 marzo 2021

Il sindaco di Lucera, Giuseppe Pitta ha commentato la tragica scomparsa: “Come tanti altri giovani come lui, Fallaye era giunto nella terra di Capitanata con la speranza di trovare un futuro migliore, invece vi ha incontrato una morte prematura e disperata. Questo fatto deve interrogare le nostre coscienze e spingerci ad impegnarci, con forza e determinazione, perché ciò non debba accadere mai più. Che la terra ti sia lieve, fratello Fallaye!

L’inchiesta dell’associazione ambientalista Terra

Lo sfruttamento nelle campagne assume una dimensione europea, soprattutto nei Paesi mediterranei: a fare luce sulla questione è l’inchiesta “E(u)xplotation” dell’associazione ambientalista Terra.

Per quanto riguarda l’Italia, è nel Sud che ha origine la quasi totalità della produzione ortofrutticola nazionale. La Piana del Sele, Agro Pontino e Foggiano presentano le principali criticità nella forte disgregazione tra gli addetti del settore, nella scarsità di politiche di filiera e nella mancanza di organizzazione del lavoro. Questi fattori favoriscono la grande distribuzione organizzata, che commercializza circa il 70% dei prodotti agroalimentari e vincola i produttori a dure condizioni contrattuali.

A minare lo sviluppo del comparto si aggiungono i contratti regolari che costringono i lavoratori a condizioni di lavoro indecorose. Poi c’è il fenomeno dei “falsi braccianti” e delle “imprese intermediatrici fittizie”, presenti perlopiù nel Foggiano. Queste imprese che non svolgono attività agricola, hanno il compito di inserire negli elenchi agricoli persone che, pur non essendo braccianti, riescono ad accedere ai sussidi dell’Inps.
Ma l’inchiesta Terra rileva che è il lavoro grigio la grande piaga del Sud. Il meccanismo si basa su un tacito accordo tra il lavoratore e il produttore: l’imprenditore si assicura un lavoro continuativo tutto l’anno, ma non registra mai più di 180 giornate, il numero necessario ad accedere alla disoccupazione agricola. In questo modo, paga meno tasse e costringe il lavoratore in una condizione di subalternità.

In Spagna si recluta manodopera direttamente nei paesi terzi, ma l’inchiesta fa notare che il sistema nasconde tante zone grigie, a cominciare dalla forte discriminazione di genere nei confronti delle lavoratrici marocchine, sottoposte a sfruttamento e violenze fisiche.

Il sistema agricolo spagnolo è concentrato nelle mani di poche grandi aziende. L’impoverimento progressivo degli agricoltori, dunque, li spinge a comprimere dei costi di manodopera bracciantile per mantenere la competitività.

In Grecia la situazione non è migliore: il 90% della manodopera del settore agricolo è composto da migranti, la maggior parte dei quali lavora in modo informale, viene pagata in nero e non è assicurata. Queste criticità sono ulteriormente alimentate dall’assenza di controllo.

La Legge  anti-caporalato 199 del 2016

A quattro anni dall’entrata in vigore della legge caporalato, Terra nella sua inchiesta fa un primo bilancio. La parte della norma applicata è quella repressiva: i controlli nelle aziende hanno portato ad arresti e sanzioni. Secondo i dati dell’Ispettorato del Lavoro nel 2019 sono state effettuate 5.806 ispezioni dove sono emersi 5.340 soggetti a violazione, di cui il 51% a nero. Mentre i provvedimenti di sospensione delle attività imprenditoriali sono stati 480, di cui l’86%revocati a seguito della regolarizzazione.

La parte della norma rimasta inapplicata rimane quella proattiva, che serve per combattere le cause del fenomeno. Tuttavia l’aspetto repressivo ha comportato una diminuzione del lavoro nero tra i campi.