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Federcontribuenti: in 3 anni sono morte 3 milioni di Partite IVA

Essere  una partiva Iva in Italia è roba da super eroi, per via di una tassazione molto alta e complicata, in un quadro economico in stagnazione.

Ormai sono anni che le partite Iva tirano la cinghia, ma purtroppo non tutte resistono. A parte qualche provvedimento come la flax tax al 5% e al 15%  non si è fatto nulla. Eppure la piccola impresa e quei milioni di piccole attività sono il fulcro dell’economia italiana.

Unimpresa: la tassazione supera il 64%

A confermare questa drammatica  situazione è stata il Presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. «La zavorra dei tributi frena la corsa del prodotto interno lordo che continua a crescere con ritmi da prefisso telefonico. Il rischio è che il Paese si avviti presto attorno a una pericolosa stagnazione, ma nessuno sembra preoccuparsi di questa minaccia. Chi fa impresa in Italia, oggi, ha molto coraggio: una prova di tenacia e resistenza che durano da decenni, assai difficile da decrittare. Passione per il proprio lavoro e determinazione sono i pilastri dell’imprenditoria italiana e del made in Italy. Ma è una sorta di credito di cui tutti i governi si approfittano – continuando a premere sull’acceleratore del fisco – e che, adesso, però, sta andando in sofferenza. Se si ferma la piccola impresa, si ferma tutto» aggiunge Ferrara.

Secondo il Centro studi di Unimpresa la tassazione in Italia supera il 64%. Questa percentuale contiene le tasse, acconti, saldi, contributi previdenziali, e vari oneri obbligatori.
Per una partita Iva o un’impresa che fattura 50mila euro l’anno significa un prelievo fiscale di circa 33.200 euro e un guadagno netto di 17.800 che, calcolandolo in 12 mesi di attività, sarebbe un guadagno di 1483 euro.
Secondo i calcoli dell’associazione, su 50.000 euro di fatturato, si pagano: 13.625 euro di saldo Irpef, 5.241 di acconto Irpef, 956 euro di addizionale regionale Irpef, 236 euro di addizionale comunale Irpef, 71 euro di acconto addizionale comunale Irpef, 53 euro come diritti alla Camera di commercio, 1.689 euro di Irap, 797 euro di acconto Irap, 7.191 euro di contributi previdenziali, 3.779 di acconto contributi previdenziali. Il totale dei versamenti è quindi pari a 33.248 euro, cifra che porta il total tax rate sopra quota 64,5%.

Il fisco complicato

Secondo l’analisi della Banca Mondiale, l’Italia è il Paese europeo dove è più difficile pagare le imposte. Ad una piccola impresa, ogni anno, occorrono in media 29 giorni per raccogliere tutta la documentazione. La media europea è di 18 giorni. L’analisi è confermata anche dal “Financial Complexity Index”  classificando l’Italia tra i primi tre paesi al mondo con il fisco tortuoso.

L’allarme dei Federcontribuenti: in 3 anni sono morte 3 milioni di partite iva  e il 25% degli autonomi vive sotto la soglia della povertà

Secondo Federcontribuenti, il   25,8% degli autonomi vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat”.  Il 98% delle partite Iva ha in corso un debito per mancati pagamenti  con l’Inps, debiti che si accumulano alle scadenze fiscali.

La nascita di un gruppo apolitico “partite Iva insieme per cambiare”

Dinanzi a questa situazione, le partite Iva  vogliono farsi sentire da una politica totalmente sorda alle problematiche che attanagliano questa parte sociale.  Anzi, dalla stessa politica spesso vengono considerati degli evasori fiscali, quindi soggetti a pregiudizi e a controlli serrati con ulteriori costi a carico della partita Iva. Eppure la situazione appena descritta, racconta tutt’altro. Cosi alcuni cittadini  hanno dato vita ad un gruppo su Facebook chiamato “partite Iva insieme per cambiare” che in pochi giorni ha raggiunto 158,046, ma è un numero destinato ancora a crescere. Il direttivo si è formato a dicembre  ed ha stilato una lista degli argomenti su cui si discuterà durante le riunioni. Il primo riguarda la riduzione della spesa pubblica, la riduzione del prelievo fiscale, contributivo, l’abolizione degli studi di settore, semplificazione burocrazia, tracciabilità ed innalzamento del limite contanti e abolizione dell’obbligo del Pos.

Seguiremo gli ulteriori sviluppi.