Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Monday, September 20, 2021

Il decimo anniversario della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota come Convenzione di Istanbul, è stata approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ed aperta alla firma l’11 maggio 2011 a Istanbul.

L’Italia ha sottoscritto la Convenzione  il 27 settembre 2012 e il Parlamento ha autorizzato la ratifica con la legge n. 77/2013. Da allora si sono fatti molti passi in avanti, ma ancora c’è tanta strada da fare.

Il 20 marzo 2021, la Turchia, il primo paese a ratificare la Convenzione, ha revocato la partecipazione con un decreto del presidente Erdogan. Le associazioni turche locali che si oppongono al ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, hanno annunciato un’azione di sensibilizzazione che culminerà con una grande manifestazione il 1 luglio, il giorno in cui il paese uscirà definitivamente dal trattato.

VEDI ANCHE: LA Turchia esce dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne

Cosa prevede la Convenzione

La Convenzione di Istanbul riconosce la violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani. Ne consegue che gli Stati sono ritenuti responsabili se non garantiscono risposte adeguate per prevenire tale violenza.

Il trattato individua nuove tipologie di reati penalmente perseguibili, come la violenza domestica (fisica, psicologica…)  le mutilazioni genitali femminili, l’aborto forzato, lo stalking, il matrimonio forzato e la  sterilizzazione forzata

Gli obblighi degli Stati: le quattro P

Gli Stati hanno l’obbligo e il dovere di prevenire, attraverso azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con  la formazione dei professionisti che devono assistere le vittime, e  la cooperazione tra ong, mass media e settore privato.

L’altro obbligo è proteggere, con particolare attenzione alla sicurezza e ai bisogni delle vittime, attraverso l’istituzione di case rifugio, case di accoglienza, assistenza psicologica e legale gratuita.

Oltre alla prevenzione, gli Stati devono garantire che la violenza sulle donne sia penalizzata e debitamente punita e che le vittime abbiano accesso a misure di protezione speciale nel corso dei procedimenti penali.

Infine occorrono politiche integrate e globali con le misure sopra elencate, affinchè si offra una risposta onnicomprensiva alla piaga della violenza sulle donne.

La violenza contro le donne e la pandemia in Italia

L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown ha aumentato ulteriormente il rischio di violenza sulle donne. Nel periodo marzo- ottobre 2020 i dati Istat sulle chiamate al numero verde antiviolenza 1522,  hanno evidenziato che il numero delle chiamate valide, sia telefoniche sia via chat, è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%), passando da 13.424 a 23.071. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicata passando da 829 a 3.347 messaggi. Sono raddoppiate  le chiamate per la “richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza” e le “segnalazioni per casi di violenza” che insieme rappresentano il 45,8% delle chiamate valide (in totale 10.577). Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, esse sono cresciute del 107%.

Passi in avanti, ma la Convenzione è in gran parte da attuare

La presidente della commissione sul Femminicidio, Valeria Valenta, in occasione del convegno in streaming “Il ruolo dell’università nel contrasto alla violenza di genere”, ha dichiarato che da un punto di vista della repressione è stato fatto tantissimo dal decreto-legge 93 del 2013 al codice rosso del 2019. Ma in tutto questo serve ancora una vera e propria rivoluzione culturale .

Per quanto riguarda la protezione e il sostegno alle vittime, i centri antiviolenza, nonostante la loro importante funzione, ricevono ancora pochi finanziamenti  e con troppe procedure ferraginose.

L’Italia è indietro anche con la prevenzione e le politiche integrate. Come dice la Convenzione, la violenza si combatte perseguendo la parità di genere, con il lavoro e la cultura. In tal senso si spera che il PNRR contribuisca a dare maggiori opportunità alle donne nel mondo del lavoro e nel fare impresa.

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