in attualità

Il fallimento dei referendum sulla giustizia

I referendum sulla giustizia non hanno raggiunto il quorum  necessario del 50%+1. L’affluenza complessiva è stata di circa il 20,9% degli aventi diritto. Le  possibili cause  del flop sono diverse:  dal  boicottaggio del servizio pubblico e di alcuni partiti, al metodo utilizzato  dalla Lega nel portare avanti la campagna referendaria.

Referendum non chiesti dai cittadini

C’è sicuramente una disaffezione dei cittadini verso la politica e il silenzio dei media  e di diversi partiti politici.  Ma questi referendum, rispetto a quelli sulla cannabis e sull’eutanasia (entrambi bocciati dalla Consulta), non sono stati richiesti dai cittadini attraverso la raccolta firme. I promotori infatti  hanno scelto di non consegnare le firme in Cassazione, affidandosi alle deliberazioni di nove consigli regionali, tutti di centro-destra.

Eccessivo tecnicismo dei referendum

L’altra causa del fallimento è l’ eccessivo tecnicismo delle domande, lunghe e complesse. Tre dei quesiti trattano dei magistrati, una categoria professionale considerata  non particolarmente vicina ai cittadini-

I referendum abrogativi

Negli ultimi vent’anni l’interesse generale per i referendum abrogativi è andato  diminuendo. Solo nel 2011 fu raggiunto il quorum, ovvero quando si votò per i quattro quesiti, tra cui la gestione pubblica dell’acqua e sul nucleare.

Sarebbe opportuno che ci fosse un intervento, a cominciare dalla questione del quorum. Il quorum va modificato, evitando che nei referendum abrogativi il No si trasformi nel partito del non voto, portando facilmente al fallimento di ogni referendum” – ha dichiarato Riccardo Magi (Più Europa) a Repubblica.

 

Immagine di copertina: genovatoday.it