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Il piano del Governo per affrontare la crisi energetica

Il 25 febbraio il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto un’informativa alla Camera in merito all’invasione russa in Ucraina e alle misure intraprese dall’Europa.

Tra le vari preoccupazioni del governo italiano, c’è anche la questione energetica, già fortemente sentita dai cittadini con il caro bollette.  Per affrontare la crisi e smarcarsi dalla Russia, Draghi ha parlato del piano di emergenza e di altre misure come la diversificazione delle fonti di energia, la calmierizzazione dei prezzi, la possibile ripertura delle centrali a carbone, l’utilizzo del gas prodotto in Italia e delle fonti rinnovabili.

Il piano di emergenza

Le misure di emergenza includono una maggiore flessibilità dei consumi di gas, sospensioni nel settore industriale, e regole sui consumi di gas nel settore termoelettrico, dove pure esistono misure di riduzione del carico. “Ci auguriamo che questi piani non siano necessari, ma non possiamo farci trovare impreparati.” ha dichiarato Draghi. 

Diversificare le fonti di energia e i fornitori

L’Italia importa dalla Russia circa il 45% del gas. Per il governo occorre diversificare le fonti di energia e i nostri fornitori per superare una certa vulnerabilità ed evitare il rischio di future crisi.  “Le vicende di questi giorni dimostrano l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni.
In Italia, abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di metri cubi all’anno nel 2000 a circa 3 miliardi di metri cubi nel 2020 – a fronte di un consumo nazionale che è rimasto costante tra i 70 e i 90 miliardi circa di metri cubi. ” ha dichiarato Draghi.

In tal senso l’esecutivo sarebbe a lavoro per importare gas naturale liquefatto da altre rotte, come gli Stati Uniti. “ll Presidente americano, Joe Biden, – ha dichiarato Draghi- ha offerto la sua disponibilità a sostenere gli alleati con maggiori rifornimenti, e voglio ringraziarlo per questo.”

Draghi ammette che la capacità  di utilizzo è limitata dal numero ridotto di rigassificatori in funzione. Anche su queste infrastrutture occorrerà fare delle riflessioni.

Gasdotti e centrali a carbone

L’altro punto affrontato riguarda la necessità di incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico – come il TAP dall’Azerbaijan, il TransMed dall’Algeria e dalla Tunisia, il GreenStream dalla Libia. Inoltre non ha escluso la possibilità di riaprire delle centrali a carbone per colmare eventuali mancanze.

Fonti rinnovabili e gas

Draghi con uno sguardo nel lungo periodo parla di sviluppo delle fonti rinnovabili, con una maggiore semplificazione delle procedure per l’installazione degli impianti. Infatti, i problemi che si riscontrano in questo settore non sono tecnologici, nè tecnici, ma solo burocratici.

Pur riconoscendo l’importanza delle rinnovabili, Draghi ha ribadito che “il gas resta essenziale come combustibile di transizione.”