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Il primo caso di suicidio assistito in Italia

“Mario” ha “scelto” di morire.  Federico Carboni da 12 anni era tetraplegico a causa di un incidente.
Dopo due anni di calvario burocratico è stato il primo cittadino italiano ad aver avuto accesso all’aiuto al suicidio (una forma di aiuto medico alla morte volontaria) avendo tutti i requisiti previsti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato/Antoniani. Sentenza che ha valore di legge, in assenza e in attesa di una legge del Parlamento.

La raccolta fondi per acquistare i farmaci

Una settimana fa, l’associazione Luca Coscioni che lo ha assistito legalmente, aveva lanciato una raccolta fondi per acquistare la strumentazioni idonea, poichè non essendoci una legge, lo Stato non la paga. In poche ore la solidarietà di tanti donatori non si è fatta attendere.

Federico, prima di lasciarci, nel confermare la sua scelta, ha scritto una lettera pubblica condivisa dall’associazione Luca Coscioni.

“Non nego che mi dispiace congedarmi dalla vita. Sarei falso e bugiardo se dicessi il contrario perché la vita è fantastica e ne abbiamo una sola. Ma purtroppo è andata così, e come ho sempre detto, destino o colpa mia non lo so, ma io sono allo stremo sia mentale sia fisico, però pensando a prima dell’incidente, dove ho fatto e avuto tutto dalla vita, anche dopo ho fatto tutto il possibile per riuscire a vivere il meglio possibile e cercare di recuperare il massimo dalla mia disabilità.

Posso dire che da quando a febbraio ho ricevuto l’ultimo parere positivo sul farmaco ci sto pensando più e più volte al giorno se sono sicuro di quanto andrò a fare, perché so che premendo quel bottone sarà un addormentarsi chiudendo gli occhi senza più ritorno, ma pensando ogni giorno, appena sveglio fino alla sera quando mi addormento, come vivo e passo le mie giornate e rimandare cosa mi cambierebbe, niente sarebbe solo rimandare dolori, sofferenze che non avrebbe senso, non ho un minimo di autonomia della vita quotidiana, sono in balìa degli eventi, dipendo dagli altri su tutto, sono come una barca alla deriva nell’oceano.
Sono consapevole delle mie condizioni fisiche e delle prospettive future quindi sono totalmente sereno e tranquillo di quanto farò.”

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