• Il riarmo dell’Europa

    Il riarmo dell’Europa

    La guerra in Ucraina ha determinato in Europa una corsa al riarmo. Il primo Paese a rompere gli indugi è stata la Germania: il cancelliere Scholz  ha annunciato il raddoppio del budget difesa che quest’anno raggiungerà 100 miliardi di euro, fissando la spesa militare oltre il 2% del Pil. Anche Danimarca e Svezia hanno annunciato che raggiungeranno l’obiettivo del 2 per cento nel corso dei prossimi 10 anni.

    Il riarmo non è una novità: con l’annessione della Crimea i Paesi Nato si erano impegnati a portare il budget militare al 2% del Pil entro il 2024. Nel 2020 solo 11 Paesi su 30 avevano centrato l’obiettivo: Polonia, Stati Uniti, Regno Unito, Lettonia, Lituania, Romania, Francia, Norvegia, Slovacchia, Grecia e Estonia. 

    Crescita record delle spesa militare globale 

    Nonostante il calo del Pil a causa della pademia, la spesa militare globale nel 2020 ha continuato a crescere, mostrando notevoli incrementi rispetto agli anni precedenti.

    Nel 2020 la spesa gobale militare stimata corrisponde a 1,981 miliardi di dollari: un aumento del 2,6% rispetto al 2019 e del 9,3% rispetto al 2011. I Paesi che hanno una spesa maggiore sono gli Stati Uniti con 778 miliardi di dollari, Cina con 252 miliardi di dollari, India e Russia con una spesa di 72,9 e 61,7 miliardi (dati Sipri).

    In Europa, nel 2020, c’è stato un aumento della spesa militare di 378 miliardi di dollari (+4%). Francia e Germania hanno speso intorno ai 50 miliardi. Ma dal rapporto emerge che alcuni Paesi come l’Ungheria hanno aumentato la spesa militare come parte di un “pacchetto di stimoli finanziari in risposta alla pandemia.”

    La frammentazione e l’inefficenza della difesa europea

    La guerra di Putin ha riportato l’attenzione su un progetto ancora non realizzato: la difesa comune europea. Come rileva Raul Caruso, docente dell’università Cattolica di Milano, in Europa, la maggior parte delle spese militari sono gestite a livello nazionale e l’industria europea di conseguenza resta caratterizzata da inefficienze e duplicazioni di progetti e costi

    Uno studio del Parlamento europeo aveva bocciato la spesa per la difesa dei Paesi Ue, in quanto inefficiente, frammentata e con duplicazioni di costi: piuttosto che aumentarla, suggeriva il rapporto, bisognava migliorarla.

    Il caso Italia 

    Il 16 marzo la Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno bipartisan presentato alla Camera dalla Lega (e firmato anche da Pd, Fi, Iv, M5S e FdI) che impegna il governo “ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento del Pil”. Secondo i calcoli dell’Osservatorio Milex questo porterebbe il budget militare italiano dagli attuali 25 miliardi di euro a circa 38 miliardi: 104 milioni di euro al giorno. 

    L’affondo di Papa Francesco 

    Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!“. Il duro attacco all’aumento delle spese militari dei paesi europei arriva da Papa Francesco durante un’udienza. “La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari – ha affermato il pontefice -, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare un mondo ormai globalizzato, non facendo vedere i denti, e di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”.

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