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Il salario minimo: cos’è, le proposte e come funziona nel resto dell’Ue

Uno dei temi più dibattuti di questi ultimi anni riguarda l’introduzione del salario minimo. L’Italia è uno dei pochi paesi a non avere il salario minimo insieme a Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria e in parte Cipro, dove una misura di questo tipo esiste ma solo per certe categorie di lavoratori.
Attualmente in Senato c’è una proposta di legge dell’ex ministra 5 Stelle Catalfo che vorrebbe portare il salario minimo a 9 euro lordi all’ora, mantenendo la libertà dei CCNL solo in senso migliorativo.
Ma il tema del salario minimo, nonostante l’intento, divide la politica e i sindacati.

Cos’è il salario minimo

Il salario minimo è la soglia minima di retribuzione che per legge deve essere conferita al lavoratore. Il livello del salario minimo viene determinato generalmente tramite legge: in tal caso si parla di salario minimo legale (SML). Gli altri paesi utilizzano il contratto collettivo, eventualmente accompagnato da meccanismi di estensione legale (come in Austria e Finlandia).

Il salario minimo è considerato uno strumento di lotta contro la povertà e contro le disuguaglianze economiche.
Dalla relazione del Gruppo di lavoro del ministero è emerso che un quarto dei lavoratori
italiani ha una retribuzione individuale bassa e più di un lavoratore su dieci si trova in situazione di povertà. I settori più colpiti sono la logistica, la ristorazione, il turismo, i beni culturali e l’assistenza alle persone. 

I favorevoli 

Il M5S con la proposta di legge Catalfo, il Partito Democratico e Leu hanno fatto loro la battaglia del salario minimo. Per il ministro del Lavoro Andrea Orlando la contrattazione in Italia si è fortemente indebolita negli ultimi anni. “Qualche settimana fa per esempio c’è stato un caso di venti imprese che hanno siglato con una fantomtica organizzazione sindacale un contratto che era al di sotto del contratto di quel comparto. Si chiamano contratti pirata e sono quasi sempre al ribasso. E questo è uno dei tanti motivi che ha visto il nostro paese arretrare nell’andamento salariale rispetto agli altri paesi” – ha dichiarato il ministro in un’intervista a Presa Diretta. 

Usiamo il salario minimo- agginge- per stimolare il meccanismo contrattuale, per fare in modo che negli ambiti dove il sindacato non arriva le persone siano garantite, come avviene in Germania.”

In questo dibattito c’è stato anche l’endorsement del presidente Inps Tridico, secondo cui questa misura aiuterebbe le donne e i giovani, ovvero coloro che sono stati maggiormente penalizzati dalla pandemia.

Il partito Possibile ha attivato anche una proposta di legge di iniziativa popolare che ha lo scopo di rimettere al centro del dibattito parlamentare la questione della giusta retribuzione.

La principale obiezione all’introduzione del salario minimo 

Tra i non favorevoli al salario minimo “erga omnes” ci sono la Cisl, Confindustria e il centro destra.  Secondo queste organizzazioni sindacali i salariali minimi già esistono nei contratti collettivi, anche se ammettono l’esistenza di paghe molto basse in alcuni settori. La strada quindi è quella inserire i contratti per quei settori che ora sono sprovvisti.

Inoltre, i 9 euro lordi all’ora proposti come salario minimo, sono inferiori alla cifra stabilità da molti contratti collettivi nazionali. Questo determinerebbe la fuga di molte aziende dalla contrattazione collettiva e di conseguenza molti lavoratori percepirebbero un salario più basso di quello che percepiscono oggi. Per il presidente di Confindustria Bonomi occorre colpire i contratti pirata, che vengono fatti da chi non ha rappresentanza e fanno dumping salariale. 

Cosa succede in Europa

Stando ai dati Eurostat nell’Unione Europea solo 6 paesi su 27 non hanno un salario minimo. Questi sono l’Italia, Cipro, Svezia, Finalndia e Danimarca. Ma in questi ultimi tre Paesi i salari sono cresciuti e solo una piccola percentuale di lavoratori non gode di contratti collettivi. Mentre in Italia, secondo i dati Ocse dal 1990 al 2019 i salari sono diminuiti del 2,9%. 

In questi 21 paesi si registrano importi inferiori a 700 euro al mese nella parte orientale della UE: il valore più basso (332 euro al mese) lo si ritrova in Bulgaria. Mentre gli importi più alti, in relazione agli standard salariali e al costo della vita, si registrano in Europa settentrionale e occidentale. Ma sono i Paesi dell’Europa orientale a registrare il miglioramento più considerevole negli ultimi 10 anni. Prima tra questi vi è la Romania.

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