Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Monday, September 20, 2021

In Italia la donna non è libera di abortire

A 43 anni dall’entrata in vigore della legge 194 che ha decriminalizzato e regolamentato il diritto all’aborto, le donne non sono ancora nella condizione di decidere liberamente l’interruzione spontanea di gravidanza.
Le cause sono riconducibili al numero altissimo di obiettori, alle violenze fisiche e psicologiche, all’assenza di informazioni chiare e scientificamente corrette e alle amministrazioni anti-abortiste.

Il Comitato europeo per i diritti sociali, l’organo del Consiglio d’Europa, recentemente ha denunciato gravi difetti del sistema italiano in tema di diritto all’aborto.
Il ministero della Salute da diversi anni non fornisce, nemmeno su richiesta,  i dati aggiornati sulle violazioni dei diritti riproduttivi, sugli aborti clandestini e sulle conseguenze dell’aumento degli obiettori.
Secondo il Comitato, l’Italia viola l’articolo 11 della Costituzione: ” Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del miglior stato di salute ottenibile“. Nonostante la valutazione negativa del Comitato, dal ministero non è arrivata alcuna risposta.

La difficoltà di accedere ai servizi portano la donna a ricorrere all’aborto clandestino, con tutti i rischi che ne conseguono. Si tratta di una pratica che sfugge alle statistiche. Secondo alcune stime  approssimate (2019) del ministero della Salute, ci sarebbero  tra le 10 e le 13 mila donne  che ogni anno  ancora vi ricorrono.

La situazione delle donne

Regioni come Marche e Abruzzo sfruttano le zone grigie della legge 194 del 1978 per impedire un aborto civile, rifiutando addirittura le linee guida ministeriali sull’aborto farmacologico.
Infatti, alle donne che decidono di interrompere la gravidanza, viene impedito di assumere la pillola abortiva RU486 fino alla nona settimana (come previsto dalla legge), nelle strutture ambulatoriali o  in day hospital.

Leggi anche- In Italia l’aborto farmacologico potrà avvenire in day hospital fino alla nona settimana

Lo scorso febbraio, il Consiglio Regionale della Lombardia a guida leghista, ha bocciato addirittura prima del voto la proposta di legge “aborto sicuro”, presentata dal consigliere di +Europa Michele Usuelli e promossa da varie associazioni, tra cui la Luca Coscioni, i Radicali Italiani e l’Associazione Enzo Tortora Radicali Milano.

La proposta mirava a introdurre a livello regionale una serie di soluzioni che potessero facilitare l’applicazione della L. 194/78, tramite: la costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo anche un adeguato monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale nel favorire il percorso di accesso ai servizi e di partecipare attivamente ad alcune sue fasi; un’adeguata presa in carico dei casi urgenti e la garanzia della continuità terapeutica per le donne che si rivolgono alle strutture pubbliche e alle private accreditate per procreazione medicalmente assistita e/o diagnosi prenatale; informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva; la formazione del personale sanitario.

In Molise  il 92% dei medici sono obiettori di coscienza. A Bolzano si arriva all’87% mentre in Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sicilia si supera l’80%.

La situazione è ulteriormente peggiorata con la pandemia da Covid-19, quando è stato altamente osteggiato l’accesso ai percorsi di interruzione volontaria di gravidanza, con la chiusura di reparti, la sospensione del servizio farmacologico, imponendo così il ricorso al metodo chirurgico in alcuni ospedali.

L’altra problematica riscontrata è la mancanza di informazioni esaustive sul sito istituzionale del ministero della Salute. Rendendo il percorso della donna confuso e complesso.  Ma si evidenza uno spazio importante dedicato a informazioni che mirano a dissuadere dall’interruzione di gravidanza.

Da un punto di vista educativo, tutt’oggi le istituzioni scolastiche non  hanno linee guida chiare e fondi dedicati a programmi strutturali e continuativi sull’informazione sessuale e di educazione alla prevenzione. Come è stato auspicato dalle leggi 405/1975 e 194/1978, è fondamentale che questi programmi diventino parte integrante dell’istruzione, responsabile dei futuri cittadini e cittadine.

Le proposte di Libera di abortire

Libera di abortire è una campagna di pressione sulle istituzioni e di informazione pubblica, affinchè sia garantito a tutte le donne il libero accesso all’aborto. In particolare si chiede a ministero della Salute: di favorire l’assunzione di nuovi medici non obiettori; di fornire informazioni complete sull’aborto; incentivare o disincentivare le Regioni in funzione dell’efficienza dell’aborto; favorire il ricorso alla telemedicina per i colloqui tra pazienti e medici; rendere obbligatori i percorsi di formazione per i sanitari; rendere obbligatori programmi volti all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.

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