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Gli interessi di Putin nel Donbass

A due mesi e più dall’invasione in Ucraina, le truppe russe hanno puntato al Donbass. Per il generale Marco Bertolini, ex comandante del Coi (Comando Operativo di Vertice Interforze), Putin sta mantenendo fede alla sua intenzione iniziale: mettere in sicurezza le due repubbliche di Luhansk e Donetsk e creare uno stato cuscinetto russo. Ma gli interessi di Putin in quella regione non sono solo di carattere strategico, ma anche economico per la presenza materie prime.  

Cenni storici sul Donbass

Il nome Donbass deriva dal bacino del Donec. E’ una regione dell’Ucraina orientale dove ci sono le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lukhansk gestite dai separatisti filorussi. Prima dell’indipendenza, dichiarata nel 2014, le due aree erano note per l’industria pesante e l’estrazione del carbone. 

La guerra nel Donbass è iniziata nell’aprile del 2014, quando degli uomini armati filorussi e finanziati da Mosca, si impadronirono di alcuni palazzi governativi dell’Ucraina orientale, ossia nelle regioni di Donec’k, Luhans’k e Charkiv. Il 12 maggio 2014  la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Luhansk  si autoproclamarono indipendenti dall’Ucraina. 

Nel 2015 gli accordi di Minsk stabilirono la fine dei combattimenti e il ritorno delle regioni ribelli sono il controllo dell’Ucraina, ma con maggiore autonomia. In realtà questi accordi non sono mai stati rispettati. Tutt’oggi il Donbass rimane una zona di guerra. Tra il 2014 e 2015 sono morte circa 21 mila persone tra civili e militari.

Fino al 21 febbraio la Russia considerava il Donbass parte dell’Ucraina, ma a patto che i leader filorussi avessero diritto di veto su importanti decisioni di politica estera ed economica. Una posizione che poi è cambiata con l’entrata militare di Putin nella regione, dopo il riconoscimento dell’indipendenza. 

Il 21 febbraio 2022, qualche giorno prima dell’invasione in Ucraina, il presidente russo Putin parlando alla nazione ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk, nella regione del Donbass

In seguito all’invasione russa, il Donbass  è oggetto di “negoziati” che, attualmente, sono in una fase di stallo, proprio sulle concessioni territoriali che l’Ucraina è decisa a non dare, in particolare la cessione definitiva della Crimea alla Russia e il riconoscimento delle due repubbliche indipendentiste del Donbass. 

“Lo scudo ucraino” è l’obiettivo principale di Putin 

L’Ucraina orientale è la seconda più grande riserva d’Europa di gas naturale; in Luhansk e Donetsk vi sono enormi giacimenti di shale di gas. Come scrive Giuseppe Sabella nel suo nuovo libro ” La guerra delle materie prime e lo scudo ucraino”, l’obiettivo vero di Putin è quello che i geologici chiamano lo “scudo ucraino”: si tratta della zona compresa tra i fiumi Nistro e Bug che si estende fino alle rive del Mar Azov, nel Sud del Donbass. Questa area è ricca di riserve di minerale di ferro, uranio e zirconio, oltre che pietre preziose e semipreziose. 

Secondo gli studi dei geologici ucraini nelle rocce antichissime di questo territorio si nascondono giacimenti di litio. Questi ritrovmenti sono stati indivuduati anche intorno all’area di Mariupol, la città portuale del Donbass, totalmente distrutta dai bombardamenti russi.

L’accesso e la presa del controllo all’area consentirà alla Russia di essere il primo fornitore di minerali per l’industria cinese.

 

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Immagine di copertina: Nova.news