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Rainbow Europe: l’Italia si posiziona al 33° posto su 49 paesi per la tutela dei diritti LGBTQ+

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia è un’occasione per fare il punto sulla situazione dei diritti e delle leggi in Italia, ma non solo. Nel report pubblicato da Ilga-Europe sui diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali in Europa e in Asia centrale, l’Italia si posiziona al 33esimo posto su 49 paesi. Malta guida la classifica con il 92%, seguita da Danimarca (73,78%), Belgio (71,51%), Norvegia (68,30%), Lussemburgo (68,03%), Svezia (67,97%), Francia (64,18%), Montenegro (63,43%), Islanda (62,88%) e Portogallo (62,03%).

La situazione in Italia

La situazione italiana è testimoniata dal fatto che il Parlamento non sia ancora riuscito ad approvare una legge che metta un freno alla discriminazione, ai discorsi e ai crimini d’odio basati su genere, identità di genere e orientamento sessuale. Sono ormai impresse nella memoria quei festeggiamenti da stadio di alcuni senatori, dopo l’affossamento del ddl Zan.

Arcigay, negli ultimi dodici mesi, ha censito 126 episodi di odio omotransfobico riportati dai mass media, 65 al nord, 38 al centro, 23 al sud e nelle isole. Dei 126 episodi 37 riguardano ragazzi e ragazze under 20. Inoltre, istituzioni ed esperti hanno sollevato nell’ultimo anno allarmi relativi all’impennata delle violenze domestiche, e fra queste, in particolare, quelle di matrice omotransfobica.

La situazione in Europa

La Danimarca ha raggiunto il secondo posto nella classifica 2022. Il Paese  sta assumendo un ruolo guida nel colmare le lacune antidiscriminatorie nella legislazione attuale, inclusa la legge sulla parità di trattamento, che copre salute, istruzione, occupazione, fornitura di beni e servizi e il codice penale per includere la sessualità orientamento, identità di genere, espressione di genere e caratteristiche sessuali (SOGIESC) come fattori aggravanti nei crimini ispirati dall’odio.

L’Islanda ha ottenuto punti per il riconoscimento legislativo della trasparenza, mentre la Germania ha introdotto il divieto delle mutilazioni genitali intersessuali e la Francia ha vietato la cosiddetta “terapia di conversione” basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Diversa è la situazione in Bulgaria e Romania, dove aumenta il sentimento anti-LGBTQ+. Entrambi i paesi non sono ora lontani dalla classifica più bassa dell’UE, che attualmente appartiene alla Polonia . La Romania sta perdendo punti a causa dell’ostruzionismo alla libertà di riunione da parte delle autorità, vietando e punendo gli eventi Pride. Nel frattempo, l’ Ungheria è scesa di tre posizioni, principalmente perché il suo parlamento ha adottato una serie di emendamenti che discriminano direttamente le persone LGBTI, tra cui il divieto di “rappresentazione e promozione dell’identità di genere diversa dal sesso alla nascita, il cambio di sesso e l’omosessualità” per i minori di 18 anni.

Permangono notevoli divari in termini di protezione fondamentale contro la discriminazione e la violenza in quasi la metà dei paesi. Attualmente, 20 paesi su 49 non hanno ancora protezione contro i crimini ispirati dall’odio basati sull’orientamento sessuale, mentre 28 paesi non hanno alcuna protezione contro la violenza basata sull’identità di genere.

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