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La Camera approva la “legge Saman” per le vittime dei matrimoni forzati

Via libera dalla Camera con 385 voti a favore e 31 astenuti alla “legge Saman“, che prende il nome dalla ragazza scomparsa per aver rifiutato il matrimonio forzato.
La proposta di legge, che vede come prima firmataria la deputata Stefania Ascari, riguarda “il rilascio del permesso di soggiorno alle vittime del reato di costrizione o induzione al matrimonio“. 

La vittima avrà diritto al rilascio del permesso di soggiorno, svincolandosi dalla famiglia di origine per essere da subito indipendente con i documenti. Inoltre, la misura comporterà, come disposto dal comma 4-bis dell’articolo 18-bis nei confronti di soggetti condannati per aver commesso il reato di matrimonio forzato, la revoca del permesso di soggiorno e dell’espulsione.

Il fenomeno della costrizione o induzione al matrimonio è disciplinato dal nuovo art. 558 bis c.p. introdotto nel codice penale dalla legge n. 69/2019. La pena prevista è la reclusione da uno a cinque anni, per chiunque costringa o anche solo minacci una persona a contrarre un matrimonio o un unione civile. La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto. Se i fatti sono commessi a danno di un minore di 14 anni, gli anni di reclusione possono andare da due a sette anni.

Alcuni dati sul fenomeno 

Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, a partire dal 9 agosto 2019, data dell’entrata in vigore del Codice Rosso, che ha introdotto il nuovo reato, fino al 31 dicembre 2021 si sono registrati 35 casi di costrizione o induzione al matrimonio: 7 casi nella seconda metà del 2019, 8 nel 2020 e ben 20 nel 2021. La maggior parte delle vittime, circa l’85%, è di genere femminile. Un terzo delle vittime non raggiunge la maggiore età; in particolare il 6% è infra quattordicenne, il 27% invece ha tra i 14 e i 17 anni. Le vittime straniere sono prevalenti e provengono dal Pakistan ( 57%), Albania, India, Bangladesh, Sri Lanka, Croazia, Polonia, Romania e Nigeria. 

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