in politica

La Camera ha approvato il ddl sull’omotransfobia, misoginia e abilismo.

Con 265 voti a favore e 193 contrari e 1 astenuto, la Camera dei Deputati ha approvato la legge Zan (il nome del relatore) per contrastare la discriminazione e la violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’orientamento di genere.
L’approvazione alla Camera  è stata accolta con un lungo applauso da parte della maggioranza.
Adesso andrà in Senato per l’approvazione, dove i numeri sono più risicati, ma l’obiettivo è lasciare  la legge invariata.

E’ da 24 anni che si cerca di approvare una legge in questa materia, ma le varie proposte di legge, da Vendola alla Concia, hanno avuto sempre un esito negativo.

Cosa prevede la legge articolo per articolo

L’articolo 1 inserisce l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra i moventi dei reati annoverati dall’articolo 604-bis del codice penale, diretto a tutelare il rispetto della
dignità umana e del principio di uguaglianza sostanziale, mediante la punizione
di qualsiasi condotta di istigazione o commissione di discriminazione o violenza per motivi etnici, razziali o religiosi. Quindi chi istiga a commettere o commette atti di
discriminazione fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è punito con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro, così come già previsto per le altre fattispecie considerate dalla disposizione. Chi istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. L’articolo integra il divieto di ogni forma di organizzazione, associazione, movimento o gruppo aventi tra i propri scopi la discriminazione o la violenza fondati
sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, nonché sull’articolo 604-ter, in materia di circostanze aggravanti.

L’articolo 2 indica include i reati summenzionati tra quelli che danno diritto all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

L’articolo 3 modifica l’articolo 90-quater del codice di procedura penale, prevedendo che la valutazione della condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa sia determinata anche dall’avere subìto reati motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

L’articolo 4 istituisce la Giornata nazionale contro le discriminazioni determinate dall’orientamento omosessuale, bisessuale o dall’identità di genere, nella stessa data in cui tale ricorrenza è celebrata a livello internazionale. Il 17 maggio, infatti, assume un particolare significato simbolico per tutti coloro che combattono le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, in quanto si
tratta del giorno in cui, nel 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.

L’articolo 5 prevede l’istituzione di centri antiviolenza per le vittime di omofobia,
bifobia o transfobia, prevedendo a tal fine un incremento delle risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, la loro integrazione con la
rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali, le figure professionali che vi
possono operare e la presentazione di una relazione alle Camere, entro il 30 giugno di
ogni anno, da parte dell’autorità delegata alle pari opportunità.

L’articolo 6 interviene per superare uno dei problemi da sempre rilevato a livello nazionale e dell’Unione europea, quello relativo alla scarsa o nulla rilevazione da
parte degli istituti nazionali di statistica dei dati relativi alla discriminazione e alla violenza nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Si stabilisce che tali rilevazioni statistiche siano svolte dall’ISTAT con cadenza almeno triennale. 

Per il centro-destra è una legge liberticida

Per il centro destra è una legge liberticida perchè introduce il “reato di opinione” sulle questioni legate al sesso e al genere. In dissenso dal gruppo FI, hanno votato a favore della legge: Stefania Prestigiacomo, Giusi Bartolozzi, Renata Polverini, Elio Vito e Matteo Perego.