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La costruzione “al contrario” dello stabilimento siderurgico di Taranto

La convivenza tra l’ex Ilva e Taranto è  determinata dal dualismo tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
Non mancano ancora tutt’oggi congetture del tutto errate, avanzate anche da noti politici come Romano Prodi o l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Crini.
Un esempio è che il quartiere più vicino allo stabilimento siderurgico, il Tamburi, sarebbe sorto successivamente alla nascita della fabbrica.
Nel 2013 Romano Prodi in un’intervista al Fatto Quotidiano dichiarò che l’Ilva di Taranto era un bel stabilimento, tra l’altro isolato dalla città. Secondo l’ex presidente del Consiglio, se la gente non fosse andata ad abitare a ridosso dell’acciaierie forse non sarebbe stata aggredita dall’inquinamento. La storia del quartiere e dello stabilimento  però dicono altro.

Cenni storici sullo stabilimento siderurgico di Taranto

La Società siderurgica italiana fu fondata a Genova nel 1905, con lo scopo di dar vita a uno stabilimento siderurgico a Bagnoli, vicino Napoli. 

Nel 1937 la società entrò a far parte del gruppo Finsider,  finanziaria costituita quello stesso anno per la gestione delle società siderurgiche dell’IRI. L’obiettivo era costituire il più grande complesso italiano nel settore della siderurgia e delle lavorazioni derivate.

Il 20 giugno 1959, in un’ottica di modernizzazione del Paese e per far fronte alla grave crisi economica e sociale, il ministero per le Partecipazioni statali, in base alla legge per l’industrializzazione del Mezzogiorno, deliberò a Taranto l’insediamento del IV centro siderurgico. In città fu inviato dall’Iri l’ing. Alessandro Fantoli, con l’incarico di individuare i terreni da comprare o espropriare.

 Le speculazioni sui terreni

Fantoli ha raccontato in un libro intervista “I ricordi di un imprenditore pubblico” una serie di trame tessute da gruppi interesse per la costruzione del IV Centro siderurgico. In particolare c’era Monsignor Motolese a guidare degli imprenditori locali che volevano fare affari con i terreni dove si doveva insediare l’Italsider.

Motolese e gli imprenditori avevano ipotizzato che il nuovo stabilimento sarebbe stato ubicato ad Est (area verso San Giorgio Ionico). Acquistarono a prezzi agricoli i terreni, certi di rivenderli a prezzi più alti per interessi industriali.

Uno studio commissionato dall’Italsider rivelò però che i venti prevalenti provenivano da Sud-Est. Di coseguenza si scelse di costruirla  a ridosso del rione Tamburi, dove c’erano anche delle vigne e tendoni. “Confesso – ammette Fantoli a tanti anni di distanza – che provai dolore a veder tagliare l’uliveto».

In questa guerra con Motolese, Fantoli incontrò un certo Parlapiano, un mafioso confinato a Taranto, che acquistò i terreni nel perimetro dove si era deciso di costruire lo stabilimento. Pezzi di terreno furono ceduti a prezzi “giusti”, una manovra che, secondo Fantoli, servì a neutralizzare la speculazione dei terreni agricoli in quella specifica area.

La partita per Motolese non era finita. L’Italsider aveva necessità di altri terreni per costruire gli alloggi per i propri operai. Si pianificò quello che oggi è il quartiere Paolo VI. In un contesto di speculazioni immobiliari, Fantoli acquistò alcuni ettari di terreno tra Taranto e Statte. Fu una manovra per neutralizzare nuovamente l’aumento dei prezzi da parte di Motolese e dei suoi amici che si buttarono nell’affare. Motolese ci fece costruire un seminario.

Lo sbaglio dei dirigenti

Come spiega l’attivista Alessandro Marescotti, a sbagliare non  furono i cittadini, ma i dirigenti delle Partecipazioni Statali che autorizzarono la costruzione dello stabilimento siderurgico di Taranto “al contrario”: l’area a caldo, la più inquinata, fu costruita vicino la città, mentre l’area a caldo fu realizzata lontano la città.

Inoltre, le case più vicine sono quelle di via Losippo,  realizzate nel 1956. La prima pietra dello stabilimento dell’Italsider invece fu posta nel 1960. Queste date  ci dicono che le case già esistevano.

Il Rione Tamburi nacque agli inizi del XX secolo lungo un’area famosa a quel tempo per la folta vegetazione (ulivi e pini) e per la salubrità dell’aria. I primi complessi abitativi furono edificati al di là della Porta Napoli, e sorsero con l’esigenza di far risiedere le famiglie dei dipendenti degli impianti ferroviari presenti nei pressi.

 

Fonti

Ilva: caro Prodi, a Taranto ha sbagliato lo Stato non i cittadini” di Alessandro Marescotti su Il fatto Quotidiano

L’Italsider e l’affare dei terreni” Taranto Buonasera

La vera storia dell’Ilva di Taranto e le malefatte immobiliari di Monsignor Motolese” di Italialibera.online

 

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