Annalisa Catapano

La deforestazione dell’Amazzonia

(Articolo aggiornato 5 settembre 2021)

La foresta dell’Amazzonia è uno degli ecosistemi più vitali del pianeta. Comprende un’area di 7.500.000 km² in 9 Paesi (40% dell’America latina), 1/4 della biodiversità mondiale, 1/3 di tutto il legname tropicale, 30 mila specie di piante, di cui 2000 commestibili e molte ancora da scoprire. 

La principale minaccia dell’Amazzonia rimane la deforestazione con tutte le conseguenze che ne conseguono. Qualche settimana fa, sulla rivista Nature è stato pubblicato un dato a dir poco sconcertante. Secondo l’Afp dal 2010 al 2019, il solo bacino amazzonico brasiliano ha emesso oltre 16 miliardi di tonnellate di CO2, mentre ne ha assorbiti circa 13,9 miliardi.

In altre parole l’Amazzonia non riesce più a compensare l’emissione di gas che avvelena il pianeta. Secondo gli scienziati la foresta è diventata un emettitore di gas. Non sanno fino a quando continuerà questo processo, ma temono sia irreversibile.

La deforestazione

Secondo l’ultimo bollettino dell’Imazon, nell’Amazzonia sono stati rilevati 1.125 chilometri quadrati di deforestazione, con un aumento del 70% rispetto a maggio 2020, che era di 660 chilometri quadrati. Per gli studiosi si tratta di un dato molto preoccupante perchè maggio non è il mese di intensa siccità.

Alla base del processo c’è un sistema di mercato. I motivi del disboscamento sono principalmente due: la creazione dei terreni agricoli come quelli di soia e coltivazioni intensive e l’estrazione del legname e minerali preziosi.

A patire  sono in primis le popolazioni indigene negli stati di Yanomami (AM/RR), l’Alto Rio Negro (AM) e il Mundurukú (PA). La deforestazione porta illegalità e sviluppo solo a un gruppo minore di persone, mentre il resto viene lasciata nella povertà assoluta.

Ma a soffrire le conseguenze della deforestazione è tutto il pianeta, perchè la foresta è un enorme deposito di carbonio che non possiamo permetterci di liberare nell’atmosfera. Inoltre, come ha spiegato in un’intervista, Emanuela Evangelista di Amazonia Onlus, le foreste ci proteggono dalle pandemie. Per quanto riguarda il Brasile, ci sono dati sufficienti per dire che dove c’è la distruzione della foresta si verifica un aumento della malaria, ebola e altre malattie infettive e molto pericolose. Le foreste, infatti, ospitano milioni di specie in gran parte sconosciute, tra cui virus, batteri, funghi e molti altri organismi alcuni benevoli altri meno. Nelle foreste incontaminate dell’Africa occidentale, per esempio, vivono alcuni pipistrelli portatori del virus Ebola. Così come è accaduto con patologie come la febbre gialla, la leishmaniosi o l’HIV, dove il virus si è adattato all’uomo a partire dalla variante presente nelle scimmie delle foreste dell’Africa Centrale.

Le folli politiche di Bolsonaro

Con la presidenza di Bolsonaro c’è stata un’accelerazione della deforestazione dell’Amazzonia. Ad aprile, Bolsonaro in occasione del “Leader Summit on Climate”, si era impegnato a raggiungere la neutralità carbonica. Inoltre aggiunse che avrebbe raddoppiato i fondi destinati all’attività di protezione dell’ambiente.

Il giorno dopo ha fatto l’esatto contrario: il suo governo ha approvato  un taglio del 24 per cento ai fondi del ministero dell’Ambiente.

Lo scorso 13 maggio l’assemblea legislativa brasiliana ha approvato una norma che cancella l’obbligo per alcuni progetti di presentare una valutazione dell’impatto ambientale. Gli aspetti più importanti sono principalmente due: il primo elimina l’obbligo di ottenere autorizzazioni ambientali per le aziende agricole “su piccola scala”. Il secondo crea una sorta di autocertificazione per costruire strade e linee elettriche.

Molto severa è la stata la reazione di  Greenpeace  secondo cui questa legge creerà illegalità e aumenterà la distruzione delle foresta dell’Amazzonia.

I Popoli Indigeni attendono una sentenza storica sul loro diritto alla terra

Oltre seimila partecipanti appartenenti a 176 diversi Popoli Indigeni del Brasile sono riuniti dalla scorsa settimana a Brasilia, capitale dello Stato sudamericano, per lo “StruggleForLife Camp”. Attendono il giudizio della Corte suprema federale brasiliana sul futuro delle terre indigene protette, e in particolare su una norma chiamata “Marco Temporal”. Questa norma, se considerata costituzionale, permetterà alle lobby dell’agribusiness e delle attività estrattive di intensificare l’accaparramento delle terre, sottraendole alla foresta e a chi la abita e difende da generazioni, cioè i Popoli Indigeni.

«Se il “Marco Temporal” sarà giudicato incostituzionale, i Popoli Indigeni avranno finalmente la possibilità di difendere i loro territori e rivendicare legalmente l’assegnazione delle loro terre ancestrali. In caso contrario, aumenterebbero i conflitti legati alle invasioni e allo sfruttamento delle terre abitate dai Popoli Indigeni. Non possiamo permettere che ciò accada», dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

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