La deforestazione dell’Amazzonia

La foresta dell’Amazzonia è uno degli ecosistemi più vitali del pianeta. Comprende un’area di 7.500.000 km² in 9 Paesi (40% dell’America latina), 1/4 della biodiversità mondiale, 1/3 di tutto il legname tropicale, 30 mila specie di piante, di cui 2000 commestibili e molte ancora da scoprire. 

La principale minaccia dell’Amazzonia rimane la deforestazione con tutte le conseguenze che ne conseguono. Nel 2021 sulla rivista Nature è stato pubblicato un dato a dir poco sconcertante: secondo l’Afp dal 2010 al 2019, il solo bacino amazzonico brasiliano ha emesso oltre 16 miliardi di tonnellate di CO2, mentre ne ha assorbiti circa 13,9 miliardi.

In altre parole l’Amazzonia non riesce più a compensare l’emissione di gas che avvelena il pianeta. Secondo gli scienziati la foresta è diventata un emettitore di gas. Non sanno fino a quando continuerà questo processo, ma temono sia irreversibile.

La deforestazione

Nella prima metà del 2022, in Amazzonia è stato raggiunto l’ennesimo record di deforestazione. Da gennaio a giugno sono stati abbattuti 4.789 km², quasi il 20% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

I dati provengono dal Deforestation Alert System (SAD) dell’Instituto do Homem e Meio Ambiente da Amazônia (Imazon), che dal 2008 monitora la foresta attraverso immagini satellitari. Nel solo mese di giugno sono stati abbattuti 1.429 km² di foresta , un’area simile al territorio della città di San Paolo.

Rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, quando sono stati distrutti 926 km², la deforestazione è cresciuta del 54% nel 2022. Di conseguenza, anche l’Amazzonia ha avuto il peggior giugno degli ultimi 15 anni.

Alla base del processo c’è un sistema di mercato. I motivi del disboscamento sono principalmente due: la creazione dei terreni agricoli come quelli di soia e coltivazioni intensive e l’estrazione del legname e minerali preziosi.

A patire  sono in primis le popolazioni indigene negli stati di Yanomami (AM/RR), l’Alto Rio Negro (AM) e il Mundurukú (PA). La deforestazione porta illegalità e sviluppo solo a un gruppo minore di persone, mentre il resto viene lasciata nella povertà assoluta.

Ma a soffrire le conseguenze della deforestazione è tutto il pianeta, perchè la foresta è un enorme deposito di carbonio che non possiamo permetterci di liberare nell’atmosfera. Inoltre, come ha spiegato in un’intervista, Emanuela Evangelista di Amazonia Onlus, le foreste ci proteggono dalle pandemie. Per quanto riguarda il Brasile, ci sono dati sufficienti per dire che dove c’è la distruzione della foresta si verifica un aumento della malaria, ebola e altre malattie infettive e molto pericolose. Le foreste, infatti, ospitano milioni di specie in gran parte sconosciute, tra cui virus, batteri, funghi e molti altri organismi alcuni benevoli altri meno. Nelle foreste incontaminate dell’Africa occidentale, per esempio, vivono alcuni pipistrelli portatori del virus Ebola. Così come è accaduto con patologie come la febbre gialla, la leishmaniosi o l’HIV, dove il virus si è adattato all’uomo a partire dalla variante presente nelle scimmie delle foreste dell’Africa Centrale.

Le folli politiche di Bolsonaro

Con la presidenza di Bolsonaro c’è stata un’accelerazione della deforestazione dell’Amazzonia. Ad aprile, Bolsonaro in occasione del “Leader Summit on Climate”, si era impegnato a raggiungere la neutralità carbonica. Inoltre aggiunse che avrebbe raddoppiato i fondi destinati all’attività di protezione dell’ambiente.

Il giorno dopo ha fatto l’esatto contrario: il suo governo ha approvato  un taglio del 24 per cento ai fondi del ministero dell’Ambiente.

Nel 2021 l’assemblea legislativa brasiliana ha approvato una norma che cancella l’obbligo per alcuni progetti di presentare una valutazione dell’impatto ambientale. Gli aspetti più importanti sono principalmente due: il primo elimina l’obbligo di ottenere autorizzazioni ambientali per le aziende agricole “su piccola scala”. Il secondo crea una sorta di autocertificazione per costruire strade e linee elettriche.

A fine luglio 2022, Bolsonaro ha concesso un primo permesso per la realizzazione di un’autostrada che attraverserà al centro la foresta pluviale. L’ennesimo schiaffo all’Amazzonia.

La strada era stata costruita negli anni 70, ma poi era finita in rovina a causa delle piogge che la rendevano impraticabile. L’ammodernamento determinerà un ulteriore deforestazione dell’Amazzonia. 

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 Immagine di copertina: Cambiamento dell’artista Alisa Singer – https://www.ipcc.ch/