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La guerra in Ucraina mette a rischio la sicurezza alimentare

La guerra in Ucraina sta mettendo a rischio la sicurezza alimentare soprattutto nelle aree più povere del mondo. Questo è il monito lanciato anche dal presidente americano Joe Biden al summit Nato e G7. La guerra, le sanzioni occidentali e le ritorsioni russe stanno determinando l’interruzione della produzione e il commercio dei fertilizzanti, di grano, mais e olio di semi di girasole.

Una delle conseguenze di questa  gravissima crisi della filiera agro alimentare è il rapido aumento dei prezzi di alcuni beni di prima necessità. I prezzi mondiali dei prodotti alimentari hanno subito una forte impennata a marzo, raggiungendo i livelli più alti di sempre, con il diffondersi della guerra nella regione del Mar Nero e con le relative ripercussioni che hanno travolto i mercati dei cereali di base e degli oli vegetali. È quanto riferito oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Dalla Russia e dall’Ucraina proviene circa il 28% del grano globale. Entrambi i paesi rappresentano il 16% delle forniture globali di mangime, 65% delle esportazioni di olio di girasole. Inoltre, un quarto della movimentazione globale dei fertilizzanti arriva dalla Russia, Ucraina e Bielorussia. 

Le aree del mondo che ne risentiranno maggiormente

Cinquanta paesi in via di sviluppo vengono approvvigionati di grano per almeno il 30%  dalla Russia e dall’Ucraina. Secondo le prime stime Fao, nel 2022, dai 7 ai 13 milioni di persone potranno avere difficoltà gravissime ad accedere al cibo. Molto dipenderà dalla durata del conflitto, ma ci sono già segnali significativi di riduzione di scorte. 

Una delle regioni più esposte è l’area MENA. Nel 2020-21 l’Egitto ha ricevuto l’80% del grano, il Libano ne importa l’80% dall’Ucraina e il 50% del frumento della Tunisia arriva da entrambi i paesi. Ma la Tunisia e il Libano hanno anche gravi problemi economici, di conseguenza l’aumento dei prezzi potrebbe causare conflitti sociali. 

Secondo gli esperti, il Kenya, i paesi del Corno d’Africa presentano maggiori criticità. Queste aree da tempo sono afflitte da una grave crisi alimentare determinata dai cambiamenti climatici e da problemi socio-politici interni. A queste problematiche si aggiungono le difficoltà del traffico navale e l’aumento dei prezzi. 

Alcuni paesi come la Somalia e il Sud Sudan, anche se non sono direttamente coinvolti dalla crisi ucraina, potranno risentirne indirettamente perchè importano grano e mais da paesi come l’Egitto, Kenya che a loro volta importano dai paesi in guerra. 

Qualche giorno fa, è arrivata l’accusa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, secondo la quale centinaia di navi piene di grano, destinate al mercato africano sarebbero bloccate nel Mar Nero per ordine del Cremlino. 

In aggiunta, il conflitto in Ucraina ha determinato in molti paesi una reazione protezionista, volta a salvaguardare la produzione cerealicola domestica. E’ il caso di Bulgaria e Ungheria che hanno bloccato l’esportazione di grano.