• La questione di Taiwan

    La questione di Taiwan

    Dopo il viaggio dello scorso maggio prima in Corea del Sud e in Giappone, il presidente americano Joe Biden ha sentito telefonicamente il presidente cinese Xi Jinping. Quest’ultimo ha ribadito la “ferma opposizione al separatismo” dell’isola e “all’interferenza di forze esterne”.

    Dopo la visita della presidente della Camera Usa, Nancy Pelosi a Taiwan, la Cina che ha mal digerito la sua presenza, ha dato il via alla più grande esercitazione militare intorno a Taiwan.

    A distanza di una settimana il Comando del teatro orientale delle forze armate cinesi ha reso noto di aver completato “con successo le operazioni militari congiunte intorno all’isola di Taiwan”. Nel comunicato il Comando ha fatto sapere  che “le truppe terranno d’occhio i cambiamenti della situazione nello Stretto di Taiwan, continueranno a svolgere addestramento e preparativi militari, organizzeranno regolarmente pattuglie di prontezza al combattimento e difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”.

    La storia di Taiwan

    La questione di Taiwan è uno dei nodi irrisolti del XX secolo. Risale al 1949, quando i comunisti di Mao vinsero la guerra civile  e obbligarono il Generalissimo e il suo Kuomintang (KMT) a rifugiarsi sull’isola (sotto la sovranità cinese), portando con sè le riserve auree. I comunisti formarono la Cina socialista, mentre i nazionalisti del partito Kuonitang dettero vita alla Repubblica di Cina. Il  7 dicembre 1949 Taipei divenne la nuova capitale dei nazionalisti cinesi.

    Taiwan ebbe la benedizione degli Stati Uniti, ma nel 1971 perse il seggio alle Nazioni Unite come rappresentante della Cina alle Nazioni Unite e nel 1979  rinnegarono la precedente linea di condotta e smisero di riconoscere Taiwan come Stato legittimo. Nel 1978 il presidente Carter annunciò la fine dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Taiwan.

    Alla fine degli anni 70, iniziò a germogliare una nuova coscienza politica legata all’idea di democrazia, che portà la fine della legge marziale nel 1987 e successivamente, nel 1996, alle prime elezioni dirette con la vittoria di Lee Teng-hui. 

    Nel 2000 vinse le elezioni il progressista democratico, mettendo la parola fine a oltre 50 anni di Governo ininterrotto del Kuomintang.

    Le tensioni tra la Cina e Taiwan non si sono mai placate. Taiwan si considera  indipendente dal governo cinese, ma il Dragone si oppone con fermezza. Nel 2005 il governo cinese ha approvato una legge anti-secessione che legittima un intervento armato nel caso in cui Taiwan dichiarasse l’indipendenza.  Il disegno di Xi Jinping è  riportare la “provincia ribelle” sotto il controllo di Pechino entro il 2049, restituendo così al Paese la sua passata gloria imperiale.

    Il ruolo e gli obiettivi degli Stati Uniti

    La posizione degli Stati Uniti è ancora tutt’oggi paradossale: nel 1992 ha riconosciuto l’esistenza di una sola Cina, quella comunicsta, dall’altra pur non  riconoscendo Taiwan, la rifornisce di armi.

    Gli Stati Uniti sono interessati a tiwan per questioni  geopolitici, volte soprattutto a contenere l’espansionismo cinese. Washington ha bisogno di esser presente in un’area in cui il dominio cinese cresce anno dopo anno e dove  non vogliono lasciare carta bianca a Pechino nel Mar Cinese Meridionale.

    Lunedì 23 maggio, in Giappone, Biden ha annunciato Indo-Pacific Economic Framework (Ipef), un piano di investimenti e di rafforzamento dei rapporti commerciali che farà aumentare la presenza Usa nell’area e getterà le basi del collegamento ‘tra simili’ nell’ottica del contenimento della Cina. Pechino invece parla di una strategia volta a fallire.