Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

La raccolta firme per il referendum sull’eutanasia

Il 17 giugno è partita  la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia. L’iniziativa referendaria, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta dai Radicali, vuole far fronte all’immobilismo del Parlamento, incapace di intervenire su questioni urgenti e non più rinviabili come la dignità delle persone malate.

Grazie alla campagna “Eutanasia Legale”, il 3 marzo 2016, per la prima volta in Parlamento, iniziava un dibattito, conclusosi senza arrivare a una votazione.

Nel 2019, su spinta della Corte Costituzionale, il Parlamento è tornato sull’argomento, ma senza portare ad un testo. In questa terza legislatura, si sono svolti tre cicli di audizioni, terminati con una proposta di testo base.

Ogni settimana in cui rimandiamo, ogni seduta che subisce complicazioni, ogni richiesta di rallentamento dei lavori significa per tutte le persone in determinate condizioni non vedere mai riconosciuto il proprio diritto a scegliere della propria vita, delle proprie sofferenze“, ha dichiarato commossa Gilda Sportiello, deputata M5s, membro dell’Intergruppo parlamentare per le scelte di Fine Vita.

Il referendum

Lo scorso 30 aprile il referendum per l’eutanasia legale è stato depositato presso la Corte di Cassazione. L’obiettivo è raggiungere 500 mila firme entro ottobre per permettere agli elettori di esprimersi sull’eutanasia legale in Italia.

Si tratta di un referendum  parzialmente abrogativo dell’articolo 579 del Codice penale, sul cosiddetto omicidio del consenziente. In tal modo si andrebbe da un lato a distinguere l’aiuto al suicidio, e dall’altro a depenalizzare l’eutanasia, attualmente vietata dalla fattispecie di omicidio del consenziente.

Un referendum per i tanti Mario e Daniela d’Italia

Continuano i viaggi della speranza all’estero per i tanti malati italiani che chiedono di porre fine alle proprie sofferenze e di morire con dignità.

Mario (nome di fantasia) che si è visto negare dall’Asl e dal Tribunale il diritto di accedere all’iter previsto dalla sentenza 242\2019 della Corte Costituzionale per poter ricorrere al suicidio assistito. Solo dopo 10 mesi di calvario giudiziario è riuscito a vedersi riconosciuto dal Tribunale il  diritto di verificare se vi sono le condizioni per accedervi al suicidio assistito, come previsto dalla sentenza Cappato.

E poi c’è la storia di Daniela, 37 anni, affetta da una grave forma di tumore al pancreas, che avrebbe voluto poter scegliere di porre fine alle sue sofferenze, ma non ha fatto in tempo ad andare in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito.

È inaccettabile che chi è nelle condizioni di Daniela sia costretto a un simile calvario. I malati non possono aspettare i tempi della burocrazia”, hanno commentato Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretario e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Come è inaccettabile che un Parlamento rimanga immobile e silente dinanzi ai suoi cittadini che chiedono di porre fine alla propria sofferenza e di morire con dignità.

Per rimanere aggiornati visitate il sito web dell’associazione Luca Coscioni e dei Radicali.

Mentre per vedere nei comuni dove si firma visitate il sito web referendum.eutanasialegale.it 

(Aggiornamento)

A distanza di un mese e mezzo, grazie alle quotidiane mobilitazioni, sono state superate le 250 mila firme sul quesito che chiede la legalizzazione dell’eutanasia.

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Immagine di copertina: pagina Facebook Radicali