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Lavoro, la pandemia ha ulteriormente peggiorato la condizione delle donne

Gli ultimi dati dell’Istat sono impietosi: tra luglio e novembre l’occupazione torna a calare, nonostante il blocco dei licenziamenti. Si tratta di un crollo quasi tutto femminile: su 110 mila occupati in meno, 99 mila sono donne. Ma la pandemia non ha fatto altro che aggravare un problema già esistente, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

La situazione delle donne in Europa prima della pandemia

Il rapporto  pubblicato a maggio 2020 da Eurostat  accerta che negli ultimi anni il divario occupazionale è rimasto stabile, ma le donne hanno ancora meno probabilità di essere occupate.
In particolare nel 2019 , erano 11,7 i punti percentuali di differenza tra il tasso occupazionale maschile e quello femminile in Ue. La causa principale era l’inattività femminile per motivi di cura della famiglia.

Tra il 2009 e 2013 la differenza tra occupati uomini e donne si era ridotta da 13,5%  a 11,7%,  ma solo per effetto della riduzione dell’occupazione maschile determinata dalla crisi economica 2008.

In Italia, secondo i dati elaborati da Openopolis, l’occupazione femminile in 10 anni  è aumentata di 8 punti in percentuali a causa dell‘inattività determinata principalmente dalla cura della famiglia.

 

Gli effetti della pandemia sull'occupazione delle donne

Le donne sono le più penalizzate dalla pandemia in tutto il mondo. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, "The Impact of Covid-19 on Women", la pandemia ha amplificato ulteriormente le disparità di genere, portando indietro i programmi fatti negli anni precedenti.

In Italia, tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020,  ci sono state 470 mila occupate in meno, per un calo nell’anno del 4,7%. Su 100 posti di lavoro persi (in tutto 841 mila), quelli femminili rappresentano il 55,9%, a differenza dell’occupazione maschile, che ha dato prova di maggior tenuta registrando un decremento del 2,7% (371 mila occupati). La maggiore concentrazione del lavoro femminile si registra nell'occupazione a termine, in settori dei servizi, della ristorazione e dell'assistenza domestica. Questo è quanto emerso dal focus "Ripartire dalla risorsa donna" a della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Il focus afferma che nell'ultimo anno la tendenza ad allontanarsi dal lavoro, rinunciando anche alla ricerca di un’occupazione, è cresciuta sensibilmente, facendo registrare tra giugno 2019 e 2020 un incremento di 707 mila inattive (+8,5%), soprattutto nelle fasce giovanili.

Gli ultimi dati dell'Istat, seppur in modo provvisorio, certificano un ulteriore peggioramento della situazione occupazionale delle donne: nel mese di dicembre ci sono stati 110 mila di occupati in meno, 99 mila sono donne. Si tratta di un gap enorme che desta molte preoccupazioni.

Recovery Plan

Il governo italiano con l'approvazione del Recovery Plan utilizzerà parte delle risorse del programma REACT-EU assegnate all'Italia per finanziare gli sgravi fiscali di giovani e donne.

La legge di Bilancio 2021 prevede l'esonero contributivo per l'assunzione di lavoratrici donne nella misura del 100% e nel  limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui. L'agevolazione è sperimentale, vale per il biennio 2021-2022 e dovrà essere autorizzata dalla Commissione Europea

Al sostegno dell'occupazione femminile nella manovra si affianca un fondo per l'imprenditoria femminile per la concessione dei contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati e altri incentivi.

 

Grafici: Openopolis

Immagine di copertina: ww.pixabay.com