Le tensioni permanenti tra Kosovo e Serbia

L’ennesimo picco di tensione tra Kosovo e Serbia è stato registrato domenica sera, anche se la situazione sembra non sfuggire di mano.
Le nuove tensioni sono iniziate quando le autorità di Pristina hanno annunciato che dal 1 agosto a tutti coloro che entravano in Kosovo con una carta d’identità o un passaporto serbo, sarebbe stato emesso un documento provvisorio di tre mesi. Inoltre, non si sarebbe più tollerato l’utilizzo delle targhe serbe per chi fosse residente in Kosovo.

Una via di uscita a questa crisi, seppur provvisoria, è arrivata lunedì mattina quando il governo kosovaro ha annunciato di aver posticipato di un mese l’entrata in vigore delle nuove disposizioni “a condizione che tutte le barricate vengano rimosse, e che la libertà di movimento venga ristabilita”. La decisione di Kurti è stata accolta con favore da parte del blocco euro-atlantico, in particolare da parte dell’Alto Rappresentante Ue per gli affari esteri, Josep Borrell. Mentre il portavoce e del Cremlino, Dmitry Peskov, ha reagito con un certo scetticismo:” Per ora siamo sfuggiti ad un’escalation, ma il problema è solo rimandato di un mese, ed è ora della massima importanza che tutte le parti in gioco mantengano la calma”. Lo stesso Cremlino ha criticato con durezza la mossa del Kosovo, considerandolo una “provocazione” da parte dell’Occidente.

Un passo indietro

Tra il 1998 e 1999 si è consumato uno dei capitoli più sanguinosi dei Balcani: la guerra del Kosovo. La guerra fu combattuta tra l’esercito jugoslavo, controllato dai serbi, e i ribelli kosovari albanesi, che volevano l’indipendenza.

A dare una svolta al conflitto fu l’intervento della Nato contro Milosevic che, fu spinto alla resa, e a ritirare l’esercito serbo dal Kosovo. L’operazione militare, considerata una dei più discussi degli ultimi decenni, lasciò spazio alla missione di peacekeeping Nato, KFOR.

Nel 2008 il Kosovo si dichiarò indipendente dalla Serbia. Fu riconosciuto dall’Ue e Stati Uniti, ma non dagli alleati dei serbi come Russia e Cina.

 

Foto di copertina: REUTERS/Fatos Bytyci