in diritti umani, politica

La legge Zan

Aggiornamento – 28 aprile 2020

Lo scorso 4 novembre, con 265 voti a favore e 193 contrari e 1 astenuto, la Camera dei Deputati ha approvato il ddl Zan (il nome del relatore) per contrastare la discriminazione e la violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’orientamento di genere.

Il ddl Zan è fermo al Senato, a causa dell’ostruzionismo del centro-destra.  Dopo 1091 giorni, il Ddl Zan è stato calendarizzato alla Commissione Giustizia del Senato.

 

VEDI ANCHE La legge sull’omotransfobia, misoginia e abilismo è ferma in Senato

Cosa prevede la legge Zan articolo per articolo

L’articolo 1 inserisce l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra i moventi dei reati annoverati dall’articolo 604-bis del codice penale, diretto a tutelare il rispetto della dignità umana e del principio di uguaglianza sostanziale, mediante la punizione di qualsiasi condotta di istigazione o commissione di discriminazione o violenza per motivi etnici, razziali o religiosi. Quindi chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è punito con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro, così come già previsto per le altre fattispecie considerate dalla disposizione. Chi istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. L’articolo integra il divieto di ogni forma di organizzazione, associazione, movimento o gruppo aventi tra i propri scopi la discriminazione o la violenza fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, nonché sull’articolo 604-ter, in materia di circostanze aggravanti.

L’articolo 2 indica include i reati summenzionati tra quelli che danno diritto all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

L’articolo 3 modifica l’articolo 90-quater del codice di procedura penale, prevedendo che la valutazione della condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa sia determinata anche dall’avere subìto reati motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

L’articolo 4 istituisce la Giornata nazionale contro le discriminazioni determinate dall’orientamento omosessuale, bisessuale o dall’identità di genere, nella stessa data in cui tale ricorrenza è celebrata a livello internazionale. Il 17 maggio, infatti, assume un particolare significato simbolico per tutti coloro che combattono le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, in quanto si
tratta del giorno in cui, nel 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.

L’articolo 5 prevede l’istituzione di centri antiviolenza per le vittime di omofobia,
bifobia o transfobia, prevedendo a tal fine un incremento delle risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, la loro integrazione con la
rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali, le figure professionali che vi
possono operare e la presentazione di una relazione alle Camere, entro il 30 giugno di
ogni anno, da parte dell’autorità delegata alle pari opportunità.

L’articolo 6 interviene per superare uno dei problemi da sempre rilevato a livello nazionale e dell’Unione europea, quello relativo alla scarsa o nulla rilevazione da
parte degli istituti nazionali di statistica dei dati relativi alla discriminazione e alla violenza nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Si stabilisce che tali rilevazioni statistiche siano svolte dall’ISTAT con cadenza almeno triennale.