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L’Italia non cresce da oltre 20 anni

Prima o poi tutti i nodi tornano al pettine. La guerra in Ucraina ci ha ricordato che l’economica italiana è fortemente dipendente dalle fonti energetiche altrui. Con l’aumento dell’inflazione ci si è resi conto che le retribuzioni sono più basse rispetto alla media europea, e non aumentano dagli anni 90. L’annuncio della Bce sulla  fine del quantitative easing e l’aumento dei tassi d’interesse ci ricorda che abbiamo un debito pubblico molto alto.

In questa fase di profonda incertezza, l’Italia quindi presenta  un quadro economico finanziario molto fragile. Qualche giorno fa, il ministro dell’Economia Daniele Franco durante un convegno della Consob, ha dichiarato che il problema principale dell’Italia è la bassa crescita a cui bisogna mettere fine.

La produttività

Il principale male oscuro dell’Italia è la bassa produttività.

Per produttività (ptf) si intende la capacità di un’azienda di produrre di più, combinando i vari fattori della produzione attraverso nuove idee e innovazioni tecnologiche, dei processi e dell’organizzazione.

In Italia negli ultimi 20 anni la produttività è stata costantemente al di sotto della media dell’area euro durante i periodi di espansione e contrazione economica.

Nel periodo 1995-2020, la crescita media annua della produttività del lavoro in Italia (+0,4%) è stata decisamente inferiore a quella sperimentata nel resto d’Europa (+1,5% nell’Ue27). Tra 1995-2020, nel nostro Paese la produttività del capitale ha registrato un calo medio annuo dell’1,1% (dati Istat).

Cosa determina la bassa produttività

La bassa produttività nuoce alla competitività e frena la crescita del Pil, che a sua volta  incide sulla dinamica del rapporto debito pubblico/PIL. L’elevato indebitamento pubblico quindi costituisce una fonte importante di vulnerabilità per l’economia.

Le cause

Le cause sono molteplici. Fare in impresa in Italia è difficile. Nella classifica mondiale del rapporto annuale 2020 “Doing Business, redatto ogni anno dalla Banca Mondiale, l’Italia è al 58esimo posto. Nel 2019 era al 51esimo posto.

Alla complessità di fare impresa si aggiunge la  frammentazione del tessuto produttivo con un’eccessiva presenza di piccole e medie imprese incapaci di investire in ricerca e sviluppo. L’Ocse, inoltre, riconosce un’ulteriore causa di bassa produttività : la presenza delle “imprese zombie”, con problemi nel pagare gli interessi sui prestiti.  I debiti di tali imprese corrispondono a crediti deteriorati e inesigibili delle banche, le quali non saranno in grado di erogare prestiti ad altre imprese.

A queste cause si aggiungono carenze strutturali, inefficienze del settore pubblico e della burocrazia, l’alta pressione fiscale, inefficienza giudiziaria, un alto livello di corruzione, la mancata convergenza nel Mezzogiorno, l’assenza di politiche attive del lavoro e le mancate riforme. Coloro che pagano le maggiori conseguenze sono le donne e i giovani che emigrano in posti dove ci sono maggiori possibilità di lavoro e di guadagno.

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Fonti: https://www.fondazionergo.it/upload/pdf/qa1-2017-analisiproduttivita-min.pdf

https://www.ilsole24ore.com/art/bassa-produttivita-male-oscuro-dell-italia-quattro-punti-ABGyrNUB

https://www.worldbank.org/en/programs/business-enabling-environment/doing-business-legacy

https://www.istat.it/it/files//2021/12/Misure-di-produttivit%C3%A0_1995_2020.pdf

 

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