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L’Italia rifinanzia la guardia costiera libica

La  Camera ha dato il via libera al rifinanziamento della guardia costiera libica, ma la maggioranza si è divisa. Infatti, 23 deputati e 6 senatori hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per chiedere un tavolo e un ripensamento del piano: ” Il voto di oggi alla Camera dei Deputati come quello di qualche giorno fa al Senato dimostra che c’è una parte della maggioranza di governo, trasversale a tutte le forze che la compongono, che non condivide la linea scelta sulla collaborazione con la Guardia Costiera Libica e più in generale chiede una discontinuità reale nella gestione complessiva del fenomeno migratorio”. Quindi, proseguono i parlamentari: “La collaborazione nei respingimenti illegali verso un Paese in guerra come la Libia, dove le persone subiscono violenze inenarrabili nei centri di detenzione si configura come una nostra corresponsabilità nelle violazioni di diritti umani di cui sono vittime i migranti ed i richiedenti asilo. Per questo, augurandoci che il Governo non sottovaluti questa posizione, chiediamo che si apra subito un tavolo di maggioranza per discutere una revisione complessiva delle politiche migratorie”.

Il rifinanziamento

Per la Libia sono stati stanziati oltre 58 milioni di euro, di cui 10 milioni sono destinati all’assistenza alla guardia costiera libica (3 milioni in più rispetto all’anno scorso). Dalla firma del Memorandum Italia-Libia ( governo di Al Sarraj che viola costantemente i diritti umani) 2017 ad oggi,  l’Italia ha stanziato 22 milioni di euro. 

Le drammatiche condizioni dei migranti nei campi di detenzione libici finanziati dall’Italia

Numerose inchieste giornalistiche e relazioni di organizzazioni internazionali hanno denunciato il deterioramento delle condizioni di detenzione dei migranti in Libia, dove vengono consumati abusi, sommarie esecuzioni, torture e sparizioni forzate.

La  gravissima situazione è stata documentata anche in un reportage esclusivo della Cnn,  realizzato dopo aver ricevuto un filmato che testimonierebbe una tratta di esseri umani in Libia in tutto paragonabile a quella degli schiavi.

L’Alto commissario delle Nazioni Unite ai diritti umani, Zeid Raad al Hussein, ha giudicato “disumana” la cooperazione dell’Unione Europea con questo Paese. Ha inviato anche un monito diretto all’Italia accusata di ignorare la violazione dei diritti umani in Libia, rincorrendo l’unico obiettivo di fermare le partenze dei migranti.

Anche il Papa recentemente ha sottolineato la disumanità presente nei quei lager di detenzione: ” La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. E questa gente veniva soltanto con la speranza e di attraversare il mare.”

Il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in occasione della presentazione del report ONU, ha chiesto di interrompere  la cooperazione per catturare i migranti in mare: ” La Libia non è un porto di sbarco sicuro». Nonostante questo Paesi come Italia, Malta e agenzie europee come Frontex, hanno intensificato il sostegno alla cosiddetta Guardia costiera libica a cui vengono segnalati i barconi da intercettare. «Donne e ragazze detenute nelle carceri e nei centri di detenzione hanno continuato a essere esposte alla violenza sessuale.” 

Secondo le Nazioni Unite, dal 15 gennaio al 5 maggio 2020 sono stati intercettati in mare 3.115 tra migranti e profughi. Circa  1400 sono detenuti nelle prigioni sotto il controllo del Ministero degli Interni,  del resto non si sa nulla. 

Sviluppi sulla modifica del Memorandum 

Il Memorandum d’intesa tra Italia- Libia fu firmato  il 2 febbraio nel 2017 dall’allora Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni  e il  Premier libico Fayez al-Serraj. Lo scopo era contrastare l’immigrazione illegale, il traffico di esseri umani, il contrabbando e rafforzare la sicurezza delle frontiere. Dopo tre anni, alla luce delle numerose inchieste che testimoniano le condizioni disumane in cui vivono i migranti, l’Italia ha chiesto alle autorità libiche di rivedere il memorandum. 

Il 3 luglio scorso al Viminale si è svolta la prima sessione per negoziare il documento. Da quanto si apprende dall’Ansa, il Comitato sta elaborando gli emendamenti del testo del Memorandum. Una volta approvati, si passerà alla seconda sessione, finalizzata alla redazione di un unico testo emendato.

Nel corso delle settimane precedenti, le autorità libiche hanno provveduto a consegnare una serie di proposte, secondo cui Tripoli si impegnerebbe ad assistere i migranti salvati nelle loro acque e a vigilare sul pieno rispetto delle Convenzioni internazionali. 

Ad oggi, rimangono: il corpo di un uomo abbandonato in mare da 15 giorni, le condizioni disumane di quei lager di detenzione dove si consumano dei crimini efferati e il via libera della Camera al finanziamento della guardia costiera libica, nonostante gli appelli e i report delle organizzazione internazionali. 

 

Immagine di copertina: Federico Soda