in diritti umani

L’Unione Europea è ‘zona di libertà LGBT+’

Giovedì il Parlamento europeo ha approvato la proposta di risoluzione per proclamare l’UE “zona di libertà LGBTIQ”.
Si tratta di un’azione simbolica che denuncia tutte le forme di violenza e  di discriminazione fondate sul sesso o sull’orientamento sessuale delle persone.
Nel contempo il Parlamento europeo prende una posizione netta contro le leggi e risoluzioni di alcuni Paesi, in particolare l’Ungheria e la Polonia, dove c’è un deterioramento della situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali.

La risoluzione recita “il diritto alla parità di trattamento e alla non discriminazione è un diritto fondamentale sancito dai trattati UE e dalla Carta e dovrebbe essere pienamente rispettato; che tutti gli Stati membri hanno assunto obblighi e doveri, nel quadro del diritto internazionale e dei trattati dell’Unione, quanto al rispetto, alla garanzia, alla tutela e all’applicazione dei diritti fondamentali; che la lotta contro le disuguaglianze nell’UE è una responsabilità condivisa che richiede un impegno congiunto e azioni a tutti i livelli di governo”.

Ungheria

Dal marzo 2019 più di 100 regioni, distretti e comuni polacchi hanno approvato risoluzioni con cui dichiarano di essere zone libere dalla cosiddetta ideologia LGBT o hanno adottato “Carte regionali dei diritti della famiglia”. Nel novembre 2020 la città ungherese di Nagykáta ha approvato una risoluzione che vieta la “diffusione e promozione della propaganda LGBTQ”. Queste risoluzioni discriminano in maniera diretta e indiretta le persone LGBTIQ.

Nel dicembre 2020 il parlamento ungherese ha adottato emendamenti costituzionali che limitano ulteriormente i diritti delle persone LGBTIQ, trascurano l’esistenza di persone transgender e non binarie e limitano il loro diritto alla vita familiare.

Le ONG hanno presentato un reclamo formale alla Commissione sostenendo che le “Carte regionali dei diritti della famiglia” e le risoluzioni che dichiarano regioni, distretti e comuni liberi dalla cosiddetta ideologia LGBTI sono discriminatorie nei confronti delle persone LGBTIQ, e quindi violano la direttiva 2000/78/CE che  stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, nonché gli articoli 15 e 21 della Carta, rispettivamente sulla libertà professionale e il diritto di lavorare e sulla non discriminazione. In tal senso la Commissione europea non ha mai dato una risposta e nè ha riconosciuto formalmente una violazione del diritto dell’UE.

Polonia

Le stesse risoluzioni discriminanti  dell’Ungheria  sono  applicate anche in Polonia.  La seconda indagine LGBTI pubblicata dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea nel maggio 2020 mette in luce l’aumento  dell’intolleranza e della violenza in Polonia nei confronti delle persone LGBTIQ. Molto preoccupanti sono  i discorsi d’odio da parte delle autorità pubbliche, dei titolari di cariche elettive – compreso l’attuale Presidente – e dei media filogovernativi, nonché l’arresto di attivisti per i diritti LGBTIQ.

Gli attivisti polacchi che si battono contro le risoluzioni sono stati oggetto di azioni legali infondate intentate da governi locali od organizzazioni fondamentaliste che chiedono un cospicuo risarcimento finanziario, nonché di una campagna diffamatoria che li etichetta come bugiardi per aver utilizzato strumenti di difesa creativa.

Lo scorso luglio, l’Unione Europea ha congelato le sovvenzioni di un gemellaggio per i cittadini delle sei città della Polonia che hanno adottato LGBT-free o risoluzioni dei ‘diritti della famiglia’. In merito alla risoluzione approvata giovedì, i parlamentari hanno chiesto alla Commissione di tagliare i finanziamenti ai governi che non rispettano i diritti umani. 

Lega e Fdi hanno votato contro

Alla risoluzione hanno votato contro la Lega e Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia si è astenuta. Una posizione fortemente criticata dalla senatrice Monica Cirinnà.

Pubblicato da Monica Cirinnà su Venerdì 12 marzo 2021

 

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