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Myanmar, la violenta repressione dell’esercito

(aggiornamento)

La polizia e i soldati  del Myanmar  hanno iniziato da qualche mese una violenta repressione contro le proteste in corso nel Paese. 

Secondo l’associazione per l’assistenza ai prigionieri politici, ha raggiunto quota a 550  il bilancio delle persone morte in Myanmar dall’inizio delle proteste anti-golpe.

La scorsa settimana una bambina di sette anni è stata uccisa dalle forze di sicurezza in Mandalay. Khin Myo Chit è la più giovane vittima della repressione dei militari.

Più di 600 persone, per lo più membri di sindacati studenteschi, sono stati liberati. Sono oltre 2.800 le persone arrestate dal golpe che ha rovesciato Aung San Suu Kyi, secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici.

Il 27 marzo l’esercito di Myanmar ha ucciso in varie città del paese  almeno 91 persone tra cui un bambino di cinque anni.

Nei giorni scorsi, oltre 12 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa di un raid effettuato dall’esercito contro una fazione etnica ribelle.

Amnesty International continua a sollecitare il Consiglio di sicurezza a istituire un embargo generale sulle armi destinate a Myanmar, a deferire la situazione attuale al Tribunale penale internazionale e a imporre sanzioni finanziarie mirate nei confronti del comandante in capo dell’esercito, l’alto generale Min Aung Hlaing,

 

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Immagine di copertina: Frontier Myanmar

 

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Annalisa Catapano