Annalisa Catapano

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Sbarco nave Vlora, Enrico Dalfino: il sindaco di Bari che si oppose allo “stadio lager”

Trent’anni fa, quando arrivò la nave Vlora nel porto di Bari con un carico di 20 mila persone disperate, l’allora sindaco Enrico Dalfino fu l’unico ad opporsi all’idea dello “stadio lager”.
Il sindaco chiedeva solo di gestire la situazione come operazione di protezione civile e non di polizia. Sono ormai impresse nella memoria  le sue  famose parole, diventate simbolo dell’accoglienza ” Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza“.

Enrico Dalfino, il sindaco che si oppose alle operazioni di polizia

Enrico Dalfino era un illustre docente di Diritto Amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, democristiano, sindaco di Bari dall’agosto del 1990 a dicembre 1991.

La mattina dell’8 agosto del 1991 fu svegliato da una telefonata della capitaneria di porto  che aveva avvistato una nave piena di persone. Corse immediatamente sul posto.

Nei giorni seguenti il sindaco si divise tra il molo e lo stadio per cercare di capire come la sua città e l’amministrazione potessero rendere meno dura e traumatica la permanenza di queste persone. Ma la strategia dello Stato apparve abbastanza chiara: la situazione andava gestita con le operazioni di polizia.

Il sindaco espresse tutta la sua indignazione attraverso una dura intervista al Manifesto:  “Quelle migliaia erano solo un popolo affamato con negli occhi il terrore di dovere tornare in patria. E nelle condizioni in cui sono stati costretti, è stato facile farsi prendere la mano dalla disperazione”.

Queste parole fecero infuriare l’allora ministro Scotti e il presidente della Repubblica Cossiga che lo definì “cretino” e “irresponsabile”. Quando la situazione si normalizzò il sindaco dovette chiedere scusa per il suo atteggiamento umanitario, per evitare il commissariamento della città.

 

Fonte https://archivio.unita.news/assets/main/1991/08/14/page_003.pdf

 

Fonte: openimigration.org

La fine della sua carriera politica

Il sindaco Dalfino non si piegò alla ragion di Stato, ma quell’evento lo segnò profondamente, decretando la fine della sua vita politica.

Molto significative furono le parole rilasciate dalla moglie in un’intervista del 2011 alla Gazzetta del Mezzogiorno: «Enrico Dalfino era un politico scomodo, perché leale. Era troppo onesto quindi pericoloso per l’establishment politico, ma non per la gente comune. Io conservo ancora più di quattromila telegrammi arrivati in quei giorni del ’91 da tantissimi italiani che ringraziavano il sindaco di Bari per l’umanità dimostrata, per aver fatto dell’Italia la terra dell’accoglienza. Per lui, al primo posto, in ogni circostanza, c’era la dignità delle persone, e di ogni cosa lui voleva “conoscere”, era questa la sua forza. Tutto il clamore suscitato dalla vicenda dell’arrivo degli albanesi a Bari fu la scusa che i suoi stessi alleati usarono per farlo fuori, così lui fu costretto a dimettersi da sindaco e non riuscì a diventare senatore per una manciata di voti. Fu allora che cominciò a stare male, anche se non lo dava a vedere, perché lui era così: venivano prima gli altri, e poi se stesso»

 

Bari, 30 anni fa lo sbarco di 20 mila albanesi 

 

Immagine di copertina: pagina Facebook “Tracce di Enrico Dalfino”.

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