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Spesa militare, il parametro Nato del 2% del Pil

Il 16 marzo la Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno bipartisan presentato alla Camera dalla Lega (e firmato anche da Pd, Fi, Iv, M5S e FdI) che impegna il governo “ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento del Pil”.

Nonostante qualche divisione all’interno della maggioranza, alla fine si è raggiunto un accordo tra Governo e M5S per incrementare le spese militari e fino al 2 per cento del Pil entro il 2028.   

Il criterio del 2% delle spese militari rispetto al Pil

In occasione del Summit Nato tra i Capi di Stato e di Governo, svoltosi nel Galles nel 2014, gli Stati membri dell’Alleanza hanno sottoscritto un impegno non vincolante che prevede tre obiettivi (le tre c)  da raggiungere entro il 2024: 

  • il 2% delle spese per la difesa rispetto al Pil (cash) 
  • il 20% delle spese per investimenti in major equipments rispetto a quelle della difesa (capabilities)
  • contribuire alle missioni, operazioni e altre attività (contributions). 

La ratio di tale accordo si basa sulla necessità di impegnare gli Stati membri a contribuire equamente alle esigenze collettive di difesa dell’Alleanza. I criteri sono stati ribaditi a  Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence Investment Pledge (DIP).

I Paesi che nel 2020 hanno raggiunto la soglia del 2% delle spese militari trispetto al Pil sono 11 su 30: Stati Uniti (3,73%),  Grecia (2,68%), Estonia (2,33%), Regno Unito (2,32%), Polonia (2,31%), Lettonia (2,27%), Lituania (2,13%), Romania (2,07%), Francia Norvegia e Slovacchia (2%).

L’Italia

L’Italia è uno dei Paesi ancora lontani dagli obiettivi Nato, nonostante abbia preso l’impegno di utilizzare il 2% del Pil in spese militari entro il 2024. Come emerge dai dati più recenti Nato pubblicati nel documento del 16 marzo 2021 dal titolo “Defence Expenditure of NATO Countries (2013-2020)”, nel 2020 il rapporto tra le spese per la difesa ed il Pil a prezzi costanti stimato si assesta intorno all’1,39 per cento, in aumento rispetto al 2019 (1,18%), al 2018 (1,23%) e al 2017 (1,20%), ma sempre lontano dal 2 per cento fissato come obiettivo per il 2024 dalle NATO.

Questo aumento, seppur minimo, testimonia, infatti, una rinnovata crescita dell’impegno finanziario italiano verso la Difesa, con una particolare attenzione rivolta ai nuovi programmi d’armamento. Lo dimostrano anche le parole di Draghi durante una conferenza nel settembre 2021: «Dobbiamo dotarci di una difesa più significativa. Le coperture internazionali di cui eravamo certi si sono mostrate meno interessate a svolgere questa funzione nei confronti dell’Europa. Non è chiaro come e se si farà, se in Europa oppure no [ma] è chiarissimo che bisognerà spendere molto di più in Difesa di quanto fatto finora».

Il conflitto russo-ucraino ha ulteriormente rafforzato la scelta di aumentare la spesa militare, con l’approvazione dell’ordine del giorno che impegna il governo “ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento del Pil”.

Stando  alle parole del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, la direzione intrapresa implicherà un passaggio graduale dagli attuali 25 miliardi di euro annuali al tetto di 38 miliardi l’anno. 

 

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