Annalisa Catapano

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Per la prima volta un malato denuncia la PA per aver violato il diritto all’aiuto al suicidio

Lo scorso 17 giugno il Tribunale di Ancona ha riconosciuto a Mario (nome di fantasia), tetraplegico, il diritto di pretendere gli accertamenti per accedere al suicidio assistito, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale 242/019.

Trascorsi oltre 30 giorni dalla diffida, Mario ha deciso di presentare un esposto presso la Procura della Repubblica per omissione di atti di ufficio da parte dell’azienda sanitaria delle Marche, ai sensi dell’art. 328 del Codice penale.

Nei giorni scorsi  Mario, in attesa di una risposta da parte dell’Asl sanitaria unica delle Marche, ha scritto anche una lettera aperta  alle istituzioni, affinchè venga applicato un suo diritto.

Il calvario giuridico di Mario (nome di fantasia)

Mario da 10 anni è tetraplegico. Vista la sua condizione, nell’agosto 2020, chiede all’Asl di verificare le condizioni per il suicidio assistito.  A ottobre l’Asl gli comunica il diniego.

Con il legali dell’Associazione Luca Coscioni presenta un ricorso di urgenza al Tribunale di Ancona, affichè l’Asl verifichi le sue condizioni.
Ma il 26 marzo 2021 il giudice del tribunale conferma il diniego dell’Asl.

La seconda sentenza

Dopo il reclamo all’ordinanza di diniego, e la discussione del 28 maggio, viene depositata una nuova sentenza dai magistrati del Collegio del Tribunale di Ancona.

A giugno il Collegio ordina all’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato etico territorialmente competente, di  accertare: se Mario sia una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da patologie irreversibili, fonte di sofferenza fisica e psicologica;
se lo stesso è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; e se la modalità, la metodica e il farmaco, siano idonei a garantirgli la morte più rapida, meno dolorosa e  più dignitosa possibile.

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