• Rapporto Onu: l’ex Ilva di Taranto è tra i siti più inquinati dell’Europa occidentale

    Rapporto Onu: l’ex Ilva di Taranto è tra i siti più inquinati dell’Europa occidentale

    Articolo del 15 febbraio 2022- aggiornato il 30 agosto 2022

    L’ONU scrive: “La perdurante esistenza di zone di sacrificio è una macchia sulla coscienza collettiva dell’umanità. Spesso create dalla collusione di Governi e imprese, le zone di sacrificio sono l’opposto diametrale dello sviluppo sostenibile, danneggiando gli interessi delle generazioni presenti e future. Le persone che abitano le zone di sacrificio sono sfruttate, traumatizzate e stigmatizzate. Sono trattate come usa e getta, le loro voci ignorate, la loro presenza esclusa dai processi decisionali e la loro dignità e diritti umani calpestati. Le zone di sacrificio esistono negli Stati ricchi e poveri, nel nord e nel sud, come descritto negli esempi seguenti”.

    Aggiunge: “L’acciaieria Ilva di Taranto ha compromesso la salute delle persone e ha violato diritti umani per decenni provocando un grave inquinamento atmosferico. Nelle vicinanze i residenti soffrono di malattie respiratorie, malattie cardiache, cancro, malattie neurologiche debilitanti e mortalità prematura.
    Il diritto a un ambiente salubre può essere garantito solo se si limita l’utilizzo di sostanze tossiche che colpiscono le persone più vulnerabili. Questo non accade a Taranto dove le operazioni di pulizia e bonifica dovevano iniziare nel 2021 ma sono state rinviate al 2023, con azioni dei diversi governi che permettono all’impianto di funzionare non tenendo conto neanche della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo con la quale l’Italia, nel 2019, è stata condannata per aver violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di alcuni cittadini”.
    Questo è quanto emerso dal rapporto Onu The right to a clean, healthy and sustainable environment: non-toxic environment, approvato dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu il 12 gennaio 2022.

    Tra i luoghi più degradati in Europa occidentale, i Relatori hanno individuato proprio la zona dell’Ilva di Taranto che si trova nella stessa situazione di zone come quella di Quintero-Puchuncavi in Cile, Bor in Serbia e Pata Rat in Romania.

    Inoltre, l’ONU sollecita il Governo a realizzare interventi per evitare il deterioramento dell’ambiente e le gravi diseguaglianze sociali come il diritto alla salute e alla vita.

    Con questa relazione l’Onu per la prima volta certifica la situazione problematica di Taranto

    “La comunità di Taranto è svantaggiata rispetto al resto del pianeta.”
    Cosa vorrà fare il Governo italiano? Solite orecchie da mercante o si adopererà per collocare la città di Taranto in un luogo civile e moderno?” ha commentato Giustizia per Taranto.

    Il 30 agosto l‘associazione Genitori Tarantini, ha tenuto una conferenza stampa  in viale Magna Grecia, angolo via Emilia, per presentare il grande manifesto 6×3 con la scritta: “Taranto zona di sacrificio“.

     

    Immagine: Associazione Genitori Tarantini

     

    L’iniziativa vuole richiamare l’attenzione sul drammatico rapporto Onu, che considera l’ex Ilva, uno dei siti più inquinati dell’Europa occidentale. “Parole passate sottosilenzio tra le cronache di guerra, della pandemia, della crisi climatica ed economica. Sul territorio, in regione Puglia, in Parlamento” ha scritto l’associazione Cittadini reattivi.

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