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Russia, il movimento femminista contro la guerra

Mercoledì 13 aprile, un tribunale distrettuale di San Pietroburgo ha incarcerato l’artista Sasha Skochilenko fino al 31 maggio, con l’accusa di aver diffuso “informazioni consapevolmente false” sull’invasione russa in Ucraina.

In particolare, l’attivista è stata  accusata di aver sostituito i cartellini dei prezzi in un negozio di alimentari di San Pietroburgo, con le informazioni sull’attentato al Teatro  di Mariupol e sul numero di civili uccisi nella città assediata.

Ad oggi almeno 100 attiviste di Resistenza femminista contro la guerra sono state arrestate, perquisite o minacciate. Il 30 marzo Yevgenia Isaeva, un’artista di San Pietroburgo, è stata multata di 45.000 rubli (circa 500 euro) e in seguito posta in stato di detenzione per otto giorni per “vandalismo” a causa delle sue performances artistiche.

Un’altra artista, Yulia Kaburkina, è stata arrestata il 2 aprile a Cheboksary per “discredito nei confronti delle forze armate russe” per avere, come Aleksandra Skochilenko, tolto i cartellini dei prezzi dagli scaffali di un supermercato sostituendoli con immagini di persone che manifestavano contro la guerra.

La resistenza femminista contro la guerra

La Resistenza femminista contro la guerra ha assunto la guida del movimento di protesta in Russia. L’idea di sostituire i cartellini dei prezzi con informazioni sulla guerra della Russia in l’Ucraina è emersa per la prima volta sul canale Telegram del movimento  dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala.

 

Il gruppo utilizza anche i volantini e i graffiti, distribuisce copie di articoli di portali indipendenti messi al bando dal governo e stampa slogan contro la guerra su banconote e su altri oggetti.

 

Inoltre, ha aperto  un numero telefonico di emergenza per fornire sostegno psicologico alle attiviste e ha istituito la Fondazione contro la guerra, che assiste le persone multate o espulse dalle università per essersi opposte alla guerra. Il movimento ha installato 500 croci di legno in 41 città per commemorare le vittime civili della guerra. Almeno 3000 attiviste hanno preso parte ai cosiddetti “picchetti silenziosi”, indossando vestiti che riportavano scritte contro la guerra.

 

Fonti: Amnesty International

https://meduza.io/en/feature/2022/04/13/price-tag-protest