Tag: guerra

  • Russia, la repressione del movimento femminista contro la guerra

    Russia, la repressione del movimento femminista contro la guerra

    Mercoledì 13 aprile, un tribunale distrettuale di San Pietroburgo ha incarcerato l’artista Sasha Skochilenko con l’accusa di aver diffuso “informazioni consapevolmente false” sull’invasione russa in Ucraina.

    L’attivista è stata  accusata di aver sostituito i cartellini dei prezzi in un negozio di alimentari di San Pietroburgo, con le informazioni sull’attentato al Teatro  di Mariupol e sul numero di civili uccisi nella città assediata. Attualmente Sasha si trova in un ospedale psichiatrico dove farà degli esami per il procedimento penale. 

    Ad oggi più di 100 attiviste di resistenza femminista contro la guerra sono state arrestate, perquisite o minacciate. Il 30 marzo Yevgenia Isaeva, un’artista di San Pietroburgo, è stata multata di 45.000 rubli (circa 500 euro) e in seguito posta in stato di detenzione per otto giorni per “vandalismo” a causa delle sue performances artistiche.

    Le artiste Aleksandra Skochilenko e Yulia Kaburkina sono state arrestate il 2 aprile a Cheboksary per aver sostituito i cartellini dei prezzi con informazioni e slogan contro la guerra in un supermercato di San Pietroburgo. 

    Aleksandra Skochilenko è stata posta in custodia cautelare, inizialmente fino al 1° giugno, con l’accusa di aver “diffuso consapevolmente false informazioni sull’utilizzo delle forze armate russe”. Alla fine di maggio il tribunale ha prolungato la detenzione preventiva almeno fino al 1° luglio. Il 29 luglio un tribunale ha prorogato la detenzione preventiva dell’artista Aleksandra Skochilenko fino al 1° settembre, a seguito di una lettera del Center for Combating Extremism in cui si affermava che Aleksandra Skochilenko fa parte di un “gruppo femminista di protesta radicale” senza però fornire alcuna prova. Aleksandra sostiene di non aver mai sentito parlare di questo gruppo prima. Dopo l’ultima proroga della detenzione, è stata anche trasferita in una struttura diversa e più piccola. Finora le autorità hanno continuato a negare ad Aleksandra l’accesso alla dieta e alle cure mediche di cui ha bisogno con il rischio che le sue condizioni di salute peggiorino.

    La resistenza femminista contro la guerra

    La Resistenza femminista contro la guerra ha assunto la guida del movimento di protesta in Russia. L’idea di sostituire i cartellini dei prezzi con informazioni sulla guerra della Russia in l’Ucraina è emersa per la prima volta sul canale Telegram del movimento  dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala.

     

    Il gruppo utilizza anche i volantini e i graffiti, distribuisce copie di articoli di portali indipendenti messi al bando dal governo e stampa slogan contro la guerra su banconote e su altri oggetti.

     

    Inoltre, ha aperto  un numero telefonico di emergenza per fornire sostegno psicologico alle attiviste e ha istituito la Fondazione contro la guerra, che assiste le persone multate o espulse dalle università per essersi opposte alla guerra. Il movimento ha installato 500 croci di legno in 41 città per commemorare le vittime civili della guerra. Almeno 3000 attiviste hanno preso parte ai cosiddetti “picchetti silenziosi”, indossando vestiti che riportavano scritte contro la guerra.

     

    Fonti: Amnesty International

    https://meduza.io/en/feature/2022/04/13/price-tag-protest

     

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  • 11 anni di guerra in Siria

    11 anni di guerra in Siria

    A 11 anni esatti dallo scoppio della guerra in Siria, il 60% della popolazione soffre la fame, con i prezzi dei beni alimentari che sono raddoppiati nell’ultimo anno. Alla povertà e alla pandemia si è aggiunta anche la guerra in Ucraina ad aggravare ulteriormente la situazione. Al momento 12,4 milioni siriani vivono in una condizione di insicurezza alimentare, il lavoro minorile è aumentato nell’84%, mentre i matrimoni del 71%. Il paese fino ad oggi ha fatto affidamento sulle importazioni di cibo dalla Russia, ma ora, con la crisi ucraina, i prezzi alimentari potranno diventare ancor più proibitivi. Il Governo infatti ha deciso il razionamento  delle riserve alimentari e non solo: oltre al grano, zucchero, riso e carburante. Questo è l’allarme lanciato da Oxfam. 

    La guerra in Siria 

    Tutto ebbe inizio nel febbraio 2011, quando migliaia di persone manifestarono pacificamente per chiedere le dimissioni del presidente  Bashar al-Assad e l’eliminazione della struttura istituzionale monopartitica del Ba’ath.

    Il 15 marzo 2011 in Siria iniziarono le varie mobilitazioni pacifiche in tutto il paese contro il governo, ma le forze del presidente  Bashar al-Assad iniziarono sparare sulla folla. Da quel momento le rivolte contro il regime si diffusero in tutto il paese, da Aleppo a Damasco. Università e moschee diventarono l’epicentro della rivolta. L’ Occidente , alcuni Paesi arabi e la Turchia si schierarono a favore dei ribelli, mentre la Russia con il regime di Assad. 

    La rivoluzione si trasformò in un conflitto sempre più radicalizzato tra esercito fedele al presidente Assad e i gruppi armati dell’esercito siriano libero. Quest’ultimo, nel 2013 fu sostituito da forze islamiste e jihadiste, a partire dal Fronte Al Nusra. 

    Nel 2014 arrivò la proclamazione del califfato islamico tra Siria ed Iraq e molti territori andarono sotto il controllo dell’Isis. La svolta del conflitto a favore di Assad arrivò con l’intervento militare della Russia, durato due anni. 

    Nell’ottobre 2017, dopo la prima incursione turca nel nord della Siria in funzione anti-curdi, la Turchia mise “12 posti di osservazione”, nella provincia di Idlib. L’obiettivo era estendere l’influenza turca nel nord della Siria e prevenire un eventuale attacco delle forze di Assad.

    Nel 2018 Russia e Turchia raggiunsero l’accordo per creare una zona demilitarizzata, all’interno della provincia di Idlib. Ma nessuno rispettò a pieno i termini dell’intesa.

    Nel 2020 le due parti raggiunsero il cessate il fuoco. Sullo sfondo delle relazioni tra i due Paesi vi sono interessi commerciali, in particolare nel settore energetico e militare. Mosca è infatti il secondo partner commerciale di Ankara, con un valore, per gli scambi, di 26 miliardi di dollari, in particolare in cereali e gas.

    A maggio 2022 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato una nuova operazione militare lungo i suoi confini meridionali per creare una “zona di sicurezza” di 30 chilometri e contrastare le minacce terroristiche in quella zona. La risposta della Russia non si è fatta attendere, invitando Ankara di abbandonare l’idea di condurre un’operazione militare nel nord della Siria, a danno dei curdi.

    La gravissima situazione umanitaria

    Il conflitto ha causato centinaia di migliaia di morti,  sfollamenti di massa e distruzione di infrastrutture civili. La forte recessione dell’economia siriana, la svalutazione, l’aumento dei prezzi, il tasso di disoccupazione elevato hanno portato ad un grande aumento dell’insicurezza alimentare.
    Le infrastrutture civili e i servizi pubblici, tra cui l’approvvigionamento idrico, l’elettricità, scuole e sanità sono state fortemente impattate dal conflitto,  il 42% della popolazione fa affidamento su fonti d’acqua non sicure.

    Le principali vittime della guerra in Siria sono i bambini e le bambine. Secondo le stime di Save The Children quasi 12.000 bambini e bambine sono stati uccisi o feriti . Attualmente 6,5 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria, 2,5 milioni di bambine e bambini non vanno a scuola e quasi 800.000 sono malnutriti.

    Rischio proroga la risoluzione degli aiuti umanitari

    Il 10 luglio scadrà la risoluzione del Consiglio di sicurezza che consente alle Nazioni Unite di fornire aiuti umanitari ad almeno quattro milioni di persone, tra residenti e sfollati interni, nella Siria nordoccidentale.

    In caso di mancata proroga, sarebbe una catastrofe umanitaria: a causa degli ostacoli posti dal governo siriano all’accesso ai diritti economici e sociali, la popolazione dell’area interessata è completamente dipendente dagli aiuti internazionali.

    Oltre un milione e mezzo vive in 1414 campi profughi e nel 58 per cento dei casi si tratta di bambini. Da sei anni vivono in tende minuscole che non isolano minimamente dal freddo e dal caldo. L’acqua, quando arriva, è meno della metà della quantità necessaria e solo il 40 per cento dei profughi ha a disposizione latrine funzionanti. Inoltre, le autorità siriane impediscono loro di tornare nei luoghi di origine, ma rimanere nei campi del nordovest del paese significa sopravvivere in condizioni insopportabili, in preda alle malattie e alla violenza di genere.

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    Immagine di copertina: Save The Children

     

     


  • La guerra in Ucraina mette a rischio la sicurezza alimentare

    La guerra in Ucraina mette a rischio la sicurezza alimentare

    La guerra in Ucraina sta mettendo a rischio la sicurezza alimentare  soprattutto nelle aree più povere del mondo. La guerra, le sanzioni occidentali e le ritorsioni russe stanno determinando l’interruzione della produzione e il commercio dei fertilizzanti, di grano, mais e olio di semi di girasole.

    “Ci sono evidenti segnali di una crescente crisi alimentare. L’artiglieria russa sta deliberatamente bombardando i depositi di grano in tutta l’Ucraina. E le navi da guerra russe nel Mar Nero stanno bloccando le navi ucraine piene di grano e semi di girasole”, spiega la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al 51° meeting del World Economic Forum. ” I prezzi globali del grano sono alle stelle. E sono i Paesi fragili e le popolazioni vulnerabili a soffrirne di più”, ha sottolineato von der Leyen.

    Dalla Russia e dall’Ucraina proviene circa il 28% del grano globale. Entrambi i paesi rappresentano il 16% delle forniture globali di mangime, 65% delle esportazioni di olio di girasole. Inoltre, un quarto della movimentazione globale dei fertilizzanti arriva dalla Russia, Ucraina e Bielorussia. Egitto, Sudan, Nigeria, Eritrea, Somalia, Madagascar, Tanzania e Congo, dipendono dall’Ucraina e in parte dalla Russia per buona parte del proprio fabbisogno.

    Le aree del mondo che ne risentiranno maggiormente

    Cinquanta paesi in via di sviluppo vengono approvvigionati di grano per almeno il 30%  dalla Russia e dall’Ucraina. Secondo le prime stime Fao, nel 2022, dai 7 ai 13 milioni di persone potranno avere difficoltà gravissime ad accedere al cibo. Molto dipenderà dalla durata del conflitto, ma ci sono già segnali significativi di riduzione di scorte. 

    Una delle regioni più esposte è l’area MENA. Nel 2020-21 l’Egitto ha ricevuto l’80% del grano, il Libano ne importa l’80% dall’Ucraina e il 50% del frumento della Tunisia arriva da entrambi i paesi. Ma la Tunisia e il Libano hanno anche gravi problemi economici, di conseguenza l’aumento dei prezzi potrebbe causare conflitti sociali. 

    Secondo gli esperti, il Kenya, i paesi del Corno d’Africa presentano maggiori criticità. Queste aree da tempo sono afflitte da una grave crisi alimentare determinata dai cambiamenti climatici e da problemi socio-politici interni. A queste problematiche si aggiungono le difficoltà del traffico navale e l’aumento dei prezzi. 

    Alcuni paesi come la Somalia e il Sud Sudan, anche se non sono direttamente coinvolti dalla crisi ucraina, potranno risentirne indirettamente perchè importano grano e mais da paesi come l’Egitto, Kenya che a loro volta importano dai paesi in guerra. 

    In aggiunta, il conflitto in Ucraina ha determinato in molti paesi una reazione protezionista, volta a salvaguardare la produzione cerealicola domestica. E’ il caso di Bulgaria e Ungheria che hanno bloccato l’esportazione di grano.

    Leggi anche Il Corno d’Africa paga le conseguenze della siccità e della guerra in Ucraina 

    Il possibile piano B

    La presidente della Commissione Ursula von del Leyen ha parlato del piano b, chiamando in causa la Lituania. La strategia pensata per salvare e far arrivare il grano ucraino alle relative destinazioni, è caricare il frumento  su treni ucraini, utilizzando la rete ferroviaria di Kiev e farlo arrivare oltre confine, in Lituania.

    Non è un caso se il primo treno carico di grano sia arrivato in Lituania. Una nota diffusa da ferrovie lituane ha spiegato che si tratta di una consegna di prova che ha l’obiettivo di valutare l’efficacia delle rotte.

    I negoziati tra Turchia e Russia sono falliti

    Il tentativo della Turchia di mediare tra Russia e Ucraina per sbloccare il grano fermo nei prti ucraini è fallito. Il piano proposto da entrambe le parti è stato bocciato dall’Ucraina, che non è stata nemmeno consultata.

    Il piano prevedeva che la Turchia si facesse garante dell’apertura di un corridoio nel mar Nero per permettere la partenza delle navi con il grano bloccato nei porti ucraini. Ma le numerose condizioni poste dalla Russia hanno reso il piano impraticabile.