Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Tratta e sfruttamento in Italia

Save the Children in vista della Giornata Internazionale Contro la Tratta di Esseri Umani, celebrata il 30 luglio di ogni anno, ha diffuso l’XI edizione del rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili – Fuori dall’ombra: le vite sospese dei figli delle vittime di sfruttamento”.

Tratta e sfruttamento degli esseri umani, in particolare dei minori, sono fenomeni che difficilmente riescono ad emergere, a causa degli enormi interessi dei trafficanti – in un mercato che si trasforma ma non accenna a diminuire – e dell’insufficiente impegno dei governi nel monitoraggio e nell’azione di prevenzione e contrasto.

Secondo il rapporto, ancora prima della pandemia, c’erano 50.000 vittime accertate nel mondo. Mentre con la pandemia ci sono 142 milioni di bambini e adolescenti la cui situazione è destinata a peggiorare. Circa 10 milioni di bambini nel mondo  potrebbero non ritornare a scuola, esponendosi cosi a sfruttamento, abusi, matrimoni e gravidanze precoci.

Stando alle stime, il solo sfruttamento lavorativo potrebbe inghiottire entro la fine del 2022 altri 8,9 milioni di bambini e adolescenti, per più della metà sotto gli 11 anni.

Tratta e sfruttamento in Italia

La tratta e lo sfruttamento purtroppo sono fenomeni che non risparmiano nemmeno l’Italia. Dalla ricerca è emerso  nel 2020  le vittime prese in carico dal sistema nazionale anti-tratta sono state 2.040, tra cui 716 nuovi casi emersi e presi in carico nel corso dell’anno. Si tratta di donne e ragazze (81,8%), mentre 1 vittima su 20 è minore (105).

Le maggior parte delle vittime provengono dalla Nigeria, seguono Costa d’Avorio, Pakistan, Gambia e Marocco. La forma di sfruttamento prevalente è di carattere sessuale (78,4%) seguita da quella lavorativa (13,8%), mentre l’1% delle vittime è stato coinvolto in economie illegali e lo 0,6% nell’accattonaggio.

I minori vittime di sfruttamento lavorativo intercettati dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro nel 2020 sono  state 127, sia stranieri che italiani, con una leggera prevalenza femminile (57,7%). Gli illeciti riguardano in gran parte il settore terziario (88%), seguito da industria (4,7%), edilizia (3,9%) e agricoltura (2,4%).

Un fenomeno particolarmente allarmante e poco considerato riguarda le donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale con figli minori, spesso anch’essi nelle mani di sfruttatori e trafficanti. Infatti, i casi di ex vittime e vittime con figli dal 2016 al 2020 sono più che raddoppiati, con  un ulteriore aumento nei primi sei mesi del 2021 (+0,4%).

Ad oggi il sistema anti-tratta assiste 190 nuclei vulnerabili che comprendono 226 minori. In particolare al Sud emergono casi di donne che vivono sole con i figli, principalmente originarie dell’Est Europa, e che subiscono ricatti, violenze e abusi, costrette in un circuito di isolamento di fatto che riguarda anche i figli, compromettendone irrimediabilmente il futuro.

 L’identikit dei minori vittime di tratta e sfruttamento in Italia

Nel 2020, gli operatori partner del progetto Vie d’Uscita di Save the Children per la protezione di minori e neomaggiorenni a rischio o vittime di tratta e sfruttamento sessuale, hanno intercettato 683 vittime. Il 92% sono giovani donne e ragazze,  in prevalenza nigeriane (45%) e rumene (32%).

Inoltre, alcuni operatori che lavorano sul campo hanno rilevato nell’ultimo anno un aumento di minori provenienti dal Pakistan, sfruttati in ambito lavorativo. Spesso non sono scolarizzati e hanno avuto esperienze lavorative pericolose, nei propri paesi d’origine.

I figli e le figlie delle vittime sfruttate

Dal rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili 2021” emerge con chiarezza che i bambini o le bambini spesso nati proprio dagli abusi subiti dalle giovani madri, rischiano di diventare a loro volta vittime di abusi e sfruttamento.

Si tratta di  bambini figli di mamme sole, che sono state ingannate, vendute, rapite, e che hanno subìto torture e stupri, anche di gruppo, nelle tappe di un viaggio orrendo per raggiungere l’Europa.

Il rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili” sottolinea anche le gravi conseguenze per madri e bambini nell’ambito dello sfruttamento lavorativo in ambito agricolo, negli insediamenti informali isolati dai centri urbani e dai servizi. Oltre alle difficili condizioni di lavoro, con retribuzioni inferiori agli uomini, le braccianti agricole sono più esposte alle violenze e agli abusi.

In alcune aree, come la ‘fascia trasformata’ in Sicilia, tra i minori che vivono nelle campagne spesso con la sola madre, la dispersione scolastica raggiunge picchi dell’80% a causa della distanza delle strutture scolastiche e dell’assenza di trasporti. Spesso, al compimento di 12-13 anni iniziano a lavorare nei campi per paghe più basse rispetto a quelle degli adulti, e le minori possono essere coinvolte anche in forme di sfruttamento sessuale.

La pandemia ha favorito il business dello sfruttamento

Nei primi mesi dell’emergenza sanitaria si è registrato un calo del numero delle segnalazioni di nuove vittime. Mentre le reti criminali hanno intensificato  lo spostamento dello sfruttamento dalla strada al chiuso, indoor, una tendenza rilevata già prima del Covid-19, e potenziato lo sfruttamento online sulla rete.

Secondo le testimonianze di operatori del sistema anti-tratta si assiste ad un crescente sfruttamento multiplo delle vittime, coinvolte non solo nella prostituzione forzata, ma anche in attività connesse alle economie illecite, come nel caso delle ‘ovulatrici’, che trasportano nel proprio corpo ovuli di droga, o delle persone costrette a spostarsi sul territorio nazionale portando con sé pacchi di cui spesso non conoscono il contenuto.

L’e-trafficking, la nuova frontiera tecnologica dello sfruttamento 

Le limitazioni date dalla pandemia sono state utilizzate dai trafficanti come un’occasione per consolidare il traffico degli esseri umani digitalmente.

Come sottolinea l’Europol la tecnologia ha infatti ampliato la capacità delle reti criminali, acquisendo un ruolo di primo piano in tutte le fasi che caratterizzano il traffico di esseri umani. Comunicazioni criptate e anonimato, nessuna intermediazione diretta con le vittime reclutate, minor rischio di incorrere in operazioni di polizia sono gli elementi da cui trafficanti e sfruttatori hanno tratto maggiore vantaggio, senza dimenticare la possibilità di controllare le vittime attraverso le applicazioni di localizzazione basate su GPS. L’e-trafficking si estende dalla pubblicità online delle vittime rese disponibili per i clienti al loro reclutamento, in prevalenza tramite social media. Possono essere ‘selezionate’ dai trafficanti con metodologie di caccia virtuale, hunting, che puntano ad un certo tipo di profili, o adescate, con metodologie di “pesca”, fishing, che utilizzano il più delle volte falsi annunci di lavoro per attrarre persone economicamente e socialmente vulnerabili da trasformare in vittime del loro business.

Immagine di copertina: Save the Children Italia

www.annalisacatapano.it è il blog di approfondimento che si pone l’obiettivo di offrire degli strumenti per comprendere al meglio la realtà e avere un giudizio critico.
I temi trattati riguardano la politica, l’ambiente, l’economia  e i diritti umani.
I contenuti di questo blog richiedono ricerca e tanto approfondimento.
Tutto questo però ha bisogno di un tuo contributo, anche minimo. Grazie mille!