• Ucraina, dall’indipendenza agli accordi di Minsk

    Ucraina, dall’indipendenza agli accordi di Minsk

    Il 24 agosto 1991 l’Ucraina divenne uno stato indipendente e democratico, a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma durante questo periodo il paese rimase diviso tra i filorussi e pro Europa.

    Nel 2000 venne formato il nuovo governo riformista con a capo Viktor Juščenko. Nel 2001  la maggioranza parlamentare lo destituì, dando inizio a un periodo di instabilità. Il 21 novembre 2002 fu nominato primo ministro Viktor Janukovyč.

    Il 21 novembre 2004 si tennero le elezioni presidenziali. I risultati vedevano in vantaggio Janukovyč, ma Victor Juščenko contestò i risultati, denunciando gli brogli elettorali e chiese ai suoi sostenitori di rimanere in piazza fino a quando non fosse stata concessa una nuova consultazione. A seguito delle proteste (rivoluzione arancione), la Corte Suprema invalidò il risultato elettorale e fissò altre nuove elezioni per il 26 dicembre. Vinse Juščenkocon il 52% contro il 44% del suo sfidante.

    La contrapposizione in Ucraina si fece più evidente con la presidenza di Viktor Janukovyč (eletto nel 2010) quandò virò verso la Russia. Questo spostamento si palesò nel 2013 quandi si rifiutò di firmare l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea. Immediate furono le proteste violente nella piazza Maidan che causarono un centinaio di morti e la fuga del presidente ucraino filorusso Janukovyč. Nei tre mesi successivi le proteste si trasformarono in un’espressione più ampia. I motivi furono diversi: l’autoritarismo di Janukovyč, la crisi economica, la corruzione dominante e la decisione di non firmare l’accordo di asociazione dell’Unione Europea. 

    Va detto che Euromaid includeva dei piccoli gruppi ultranazionalisti di estrema destra. La loro presenza fu rimarcata dalla propaganda russa. Tra gli eventi più drammatici che i filorussi denunciarono vi fu il massacro di Odessa il 2 maggio 2014. Durante una manifestazione di piazza contro l’impeachment di Janukovyč, 48 persone furono uccise in un rogo avvenuto nella casa dei Sindacati. 

    Il conflitto nel Donbass 

    Putin definì la rivoluzione “un colpo di stato incostituzionale e una presa del potere militare” e subito dopo invase militarmente la Crimea. Nello stesso tempo (2014) si scatenò una guerra civile nelle regioni di Lugansk e di Donetsk, che si autoproclamarono indipendenti dall’Ucraina anche grazie all’aiuto occulto di Putin. 

    Dopo 13 mila morti, gli scontri si fermarono, almeno ufficialmente, con l’accordo di Minsk II, siglato nel 2015 che prevedeva il cessate il fuoco, ma gli impegni non sono stati mai rispettati con la conseguenza che il conflitto prosegue fino ad oggi.

    Leggi anche COSA PREVEDONO GLI ACCORDI DI MINSK 

    Leggi anche L’ANNESSIONE DELLA CRIMEA

     

    Immagine di copertina: account Facebook di Luigi Di Maio