Violenza domestica: la Cedu condanna lo Stato italiano per la terza volta in un anno

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha nuovamente condannato l’Italia perchè  le autorità non hanno agito per proteggere una signora, Silvia de Giorgio, dall’ex marito violento. Si tratta delle terza condanna  in un anno.

Il caso

Tra il 2015 e il 2019, Silvia de Giorgio, ha denunciato 7 volte il marito, da cui era separata dal 2013, per averla minacciata di morte, colpita con un casco, averle messo telecamere in casa, perseguitata, seguita e molestata, per non aver pagato gli alimenti e aver maltrattato i tre figli. Nonostante tutto questo, i magistrati non hanno ritenuto di dover intervenire, lasciando soli la donna e i suoi figli.  “Nell’archiviare parzialmente la denuncia della donna, nel 2017 il GIP di Padova osservava che le dichiarazioni del ricorrente non erano sufficientemente credibili alla luce dell’acuto conflitto tra le parti.”
“Nel febbraio 2018, dopo che i servizi sociali avevano denunciato i maltrattamenti subiti dai minori (che la ricorrente aveva più volte denunciato) non erano stati avviati atti di indagine e i minori non sono stati ascoltati”

Nella sentenza dei giudici di Strasburgo si legge che «le autorità non hanno agito con la prontezza e diligenza richiesta in casi di questo genere».  Inoltre, si critica il fatto che diversi processi per reati commessi contro la signora, si sono conclusi con la prescrizione. Alla donna è stato riconosciuto un indennizzo di 10 mila euro.

È una sentenza esemplare che, purtroppo, conferma la nostra posizione. Non è più possibile far giudicare situazioni di violenza maschile alle donne a chi neanche la riconosce. La testimonianza delle donne non è sufficiente, neppure quando avvalorata dalle Forze dell’Ordine, dal Servizio Sanitario o dai Servizi Sociali. Le sentenze di condanna si accumulano e le donne continuano a essere lasciate in balia dei maltrattanti da uno Stato che – pur avendo un buon sistema legislativo – ancora non agisce perché le leggi siano attuate dal sistema giudiziario” Dichiara Antonella Veltri, Presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Anche in questo caso è mancata la corretta valutazione del rischio, come dichiara la stessa Corte, e la corretta lettura della violenza che è stata interpretata invece come elevata conflittualità. Lo ripetiamo da troppo che la via da percorrere è la formazione dei magistrati. Non possiamo più aspettare”.

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