Annalisa Catapano

Blog di approfondimento

Monday, September 20, 2021

Violenza sulle donne e pandemia, Istat: +79,5% di chiamate al 1522

Secondo i dati Istat, nel 2020 le chiamate al  1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, sono aumentate del 79,5% rispetto al 2019, sia per telefono, sia via chat (+71%).

Boom di chiamate tra marzo- maggio 2020 e il 25 novembre

L’Istat in base ai dati forniti dai centri antiviolenza rileva che c’è stato un boom di chiamate a partire da fine marzo, con picchi ad aprile (+176,9% rispetto allo stesso mese del 2019) e a maggio (+182,2 rispetto a maggio 2019), ma soprattutto in occasione del 25 novembre, la giornata in cui si ricorda la violenza contro le donne, anche per effetto della campagna mediatica. Nella  settimana tra il 23 e il 29 novembre del 2020, le chiamate sono più che raddoppiate (+114,1% rispetto al 2019).

La violenza più segnalata è quella fisica (47,9%), ma quasi tutte le donne hanno subito più di una forma di violenza e tra queste emerge anche  quella psicologica (50,5%).

In merito agli autori, aumentano le violenze da parte dei familiari (18,5% nel 2020 contro il 12,6% nel 2019) mentre sono stabili le violenze dai partner attuali (57,1% nel 2020).

Il ruolo fondamentale dei centri antiviolenza

Nonostante sia mancato un supporto economico da parte delle istituzioni, i centri antiviolenza non hanno mai chiuso durante la pandemia. Nei primi 5 mesi del 2020 sono state 20.525 le donne che si sono rivolte ai centri, per l’8,6% la violenza ha avuto origine da situazioni legate alla pandemia (es. la convivenza forzata, la perdita del lavoro da parte dell’autore della violenza o della donna). Nella maggioranza dei casi (95,4%) i CAV hanno supportato le donne tramite colloqui telefonici, nel 66,5% dei casi hanno utilizzato la posta elettronica mentre nel 67,3% i colloqui sono stati in presenza nel rispetto delle misure di distanziamento.

Per quanto concerne le case rifugio nei primi 5 mesi del 2020 sono state ospitate 649 donne, l’11,6% in meno rispetto ai primi 5 mesi del 2019. Le Case hanno, infatti, segnalato più difficoltà dei CAV a organizzare l’ospitalità delle donne e a trovare nuove strategie (55,3% dei casi). Per il 6% delle donne accolte, le operatrici hanno segnalato che è stata la pandemia ad avere rappresentato la criticità da cui ha avuto origine la violenza.

Vedi anche- La drammatica condizione delle donne

 

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