L’ultimo rapporto del Consiglio d’Europa rileva “un regresso evidente e preoccupante della democrazia”

Marija Pejčinović Burić, Segretaria generale del Consiglio d’Europa, alla luce del Rapporto annuale sullo stato della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto dei 47 Paesi membri dell’Organizzazione, ha constatato un “regresso evidente e preoccupante della democrazia”.

“In numerosi casi, i problemi posti in luce già esistevano prima della pandemia del Coronavirus, ma è indubbio che le misure legittime adottate dalle autorità nazionali per contrastare il Covid-19 hanno esacerbato la situazione. Il pericolo è che la nostra cultura democratica non riesca a riprendersi completamente,” ha dichiarato la Segretaria generale.

Il Consiglio d’Europa

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale nata nel 1949 con il Trattato di Londra. Da organizzazione regionale ad oggi si presenta paneuropea, comprendendo attualmente 47 Stati.

La funzione del Consiglio d’Europa è promuovere gli ideali che costituiscono il patrimonio comune degli Stati membri: democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani, questi ultimi tutelati dalla più importante delle Convenzioni del Consiglio: la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950.

I punti chiave del Rapporto

I problemi messi in luce dal rapporto erano già presenti , ma le misure legittime adottate dalle autorità nazionali per contrastare il Covid-19 hanno ulteriormente peggiorato la situazione.

Nel settore giudiziario, alcune leggi e degli interventi sono utilizzati  per favorire delle influenze politiche, spesso indebolendo la discrezionalità dei giudici.

In diversi  Stati membri si rileva un declino della libertà di espressione, con un incremento dell’hate speech e  degli atti di violenza nei confronti dei giornalisti.

Le libere manifestazioni per rivendicare i propri diritti sono spesso considerati un pericolo. E le restrizioni anti Covid in alcuni casi sono delle scuse per reprimere delle civili e legittime manifestazioni.

Da un punto di vista dell’integrità delle istituzioni, si rileva che molti Paesi hanno ancora pochi strumenti per combattere la corruzione che può infiltrarsi in ogni settore dell’economia, compresa la sanità, soprattutto in tempi di pandemia.

Nell’ambito dei diritti umani, rimane il problema del traffico degli esseri umani e dello sfruttamento minorile. L’altra piaga che ha avuto un importante incremento soprattutto durante i lockdown riguarda la violenza contro le donne.

Negli ultimi anni si riscontra anche un aumento del razzismo e dell’omofobia, spesso anche alimentata da certi politici e media per propaganda.

Il rapporto, oltre a evidenziare i vari regressi democratici, incoraggia gli Stati membri a ritornare ai principi democratici fondamentali, ribadendo la loro adesione alle norme giuridiche del Consiglio d’Europa, inclusa l’attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo.

“I nostri Stati membri devono ora prendere una decisione. Possono continuare a permettere o a facilitare il regresso democratico, oppure possono impegnarsi ad agire insieme per invertire questa tendenza, al fine di rafforzare e rinnovare la democrazia europea e creare le condizioni in cui possano prosperare i diritti umani e lo Stato di diritto.”- ha terminato la Segretaria Generale.

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